|
Indosso
maschera, pinne, tuta e respiratorie e "…mi tuffo" in un
rubinetto, si avete capito bene, in un rubinetto grande quanto la
nostra fantasia. Mi trovo subito immerso nel buio piu’ profondo e
sono costretto ad accendere una torcia; per prima cosa approfitto
subito della valvola aperta del rubinetto per poter passare oltre
(tanto, anche se il rubinetto fosse stato chiuso, avrei potuto
contare sul fatto che questo che ho a casa mia non viene mai chiuso
perfettamente, per cui una gocciolina scende sempre – chissa’
dove va a finire! – e si riesce a passare).
Comincio
subito questo strano viaggio e osservo che attraverso tutta la casa,
in un numero incredibile di gallerie che si diramano in tutte le
direzioni: immagino che tutte portino alle varie camere, ai servizi
igienici, alla cucina, alla lavanderia, ma quanti rubinetti ci sono
a casa mia? Nel bagno principale ce ne sono sei-sette, nel bagno di
servizio altri cinque, nella lavanderia altri due, in cucina altri
due e siamo a tredici-quattordici rubinetti e tutti, dico tutti che
fanno passare una goccia d’acqua al secondo (chissa’ quante
gocce d’acqua escono a insaputa mia ogni giorno!).
Anche
se potrebbe apparire difficile districarsi nel labirinto di tubi e
diramazioni, basta andare contro corrente per poter finalmente
giungere ad una galleria piu’ ampia: qui la quantita’ d’acqua
e’ maggiore e anche le diramazioni appaiono meno frequenti; sento
un rumore, una specie di piccolo rombo e vedo che l’acqua assume
delle strane turbolenze, si agita, crea dei vortici, mi sembra di
essere "attratto" verso questo rumore, mi impaurisco, mi
addosso alla parete, vado avanti attento a non farmi risucchiare e
noto che c’e’ una piccolissima rottura nella parete della
galleria da cui esce l’acqua con forza e mi spiego il rumore, il
turbinio, i vortici e mi chiedo "chissa’ quante goccioline d’acqua
escono ogni secondo" e, dato che sono curioso, riesco a
contarne circa mille.
Vado
avanti e incontro altre gallerie piccole quanto quelle che c’erano
a casa mia e penso a quanta acqua finisce nelle varie abitazioni dei
miei amici e quasi quasi faccio una sorpresa e vado a trovarli!
Intanto
a mia esplorazione continua e incontro una galleria ancora piu’
grande: dovrebbe essere quella che chiamano la condotta principale,
entro e comincio a risalirla con una certa ansia perche’ l’acqua
arriva in grande quantita’ e sento ancora, piu’ forte, il rumore
che mi aveva impaurito prima e concludo che forse nelle gallerie piu’
grandi il rumore viene ingigantito; noto addirittura una certa
luminosita’: e si’, e’ proprio luce, allora sono arrivato, il
viaggio e’ stato piu’ breve di quello che credevo!
Errore!
Non sono arrivato, si tratta solo di un’altra rottura ben piu’
grande delle precedenti, dalla quale esce una quantita’
incredibile di acqua, e sento anche delle voci, concitate, nervose:
mi affaccio, con un certo timore e riesco a vedere delle persone
agitate, che si affannano attorno alla rottura, preparano una specie
di "benda" e si accingono ad applicarla sulla
"ferita" dell’acquedotto comunale: ecco, torna il buio,
il flusso dell’acqua e piu’ regolare, le voci diventano piu’
fievoli e sento che gli uomini, la’ fuori, sono soddisfatti dell’intervento
appena concluso!
Procedo
con cautela, poiche’ alla luce della mia torcia riesco a vedere
che le pareti di questa condotta sono molto rovinate, anzi, vedo gia’
un altro punto da cui fuoriesce una sola gocciolina per volta, prima
o poi si aprira’ un’altra "ferita" e gli uomini
dovranno intervenire di nuovo, speriamo che se ne accorgano in
tempo, prima che la rottura sia troppo grande.
Ad
un certo punto giungo in una galleria molto piu’ grande della
precedente, in cui convergono tante altre gallerie come quella
appena percorsa: sono nella condotta principale e, dopo un breve
tratto sbuco in un’immensa piscina azzurra, fredda (ma tanto io ho
la tuta) in cui precipita una cascata d’acqua da un tubo posto
molto piu’ in alto: sono confuso e mi chiedo dove sono, poi, all’improvviso,
ricordo che mi avevano parlato del "serbatoio" una specie
di grande deposito d’acqua, posto all’inizio della citta’,
continuamente alimentato da una condotta che viene da fuori (non so
esattamente da dove), e che alimenta, a sua volta, le varie
diramazioni principali che portano ai vari quartieri della citta’.
Si
pone il problema di cosa debbo fare: tornare a casa o proseguire il
viaggio? Controllo le mie scorte di aria e la durata della batteria,
mi sento bene, la tuta mi protegge adeguatamente dal freddo e decido
quindi di proseguire.
Devo
risalire fino alla superficie del serbatoio, e prendere al volo una
goccia che schizzi piu’ delle altre e vada a finire nel tubo che
alimenta il serbatoio: non e’ difficile e, soprattutto, ci si
diverte un mondo, altro che Aqualand e i vari giochi acquatici! Dopo
diversi tentativi riesco ad "atterrare" sul bordo dell’altro
tubo e posso cosi’ iniziare un’altra tappa del mio viaggio verso
le sorgenti.
In
questa seconda parte del viaggio le emozioni sono diverse poiche’
sono alternativamente portato in alto e in basso a seconda di com’e’
il territorio e percorro cosi’ tanti chilometri tra valli e
montagne e anche in questo tratto di tubo (che poi ho saputo
chiamarsi Addutrice) ho trovato delle rotture e anche qui ho potuto
osservare gli uomini che lavorano alle riparazioni e l’unica
differenza e’ che le "bende" sono piu’ grandi e che i
lavori riguardano anche le pompe che consentono all’acqua di
risalire le montagne e i motori elettrici che forniscono l’energia
per far lavorare le pompe: un mondo completamente sconosciuto in cui
gli uomini, quelli che vedo e quelli che non vedo, lavorano perche’
l’acqua giunga a destinazione.
Ho
visto paesaggi nuovi, ho attraversato boschi immensi, gole profonde,
ho superato burroni paurosi e ho pensato che, per fare tutto cio’,
gli uomini hanno sudato sangue e lavorato in condizioni estremamente
disagiate e quotidianamente con il caldo o con il freddo, con la
pioggia o con la neve, di giorno o di notte sono sempre li’,
pronti ad intervenire. Da qualche minuto la velocita’ e la
quantita’ dell’acqua sembrano aumentare, la temperatura stessa e
diminuita; evidentemente siamo in vista di qualche cambiamento e
difatti entro in rapida successione in tubi di diametro sempre
maggiore finche’ non…esco dal tubo e mi ritrovo in un’immensa
vasca, tipo quella dei serbatoi di citta’, ma molto piu’ grande
e l’acqua che arriva sembra un fiume e mi accorgo di essere in una
caverna debolmente illuminata, addirittura con le stalattiti che
pendono dal soffitto. Ci sono degli uomini anche qui: raccolgono dei
campioni d’acqua (speriamo che non prendano anche me!), l’osservano,
misurano la temperatura, la raccolgono in contenitori da portare via
per delle analisi; a questo punto decido di risalire ancora un po’
verso la sorgente, verso la roccia, anche se credo di essere
praticamente arrivato a destinazione. Percorro gli ultimi metri con
una certa fatica, sia perche’ sono stanco, sia perche’ la
corrente e’ impetuosa e fa freddo: arrivo in un punto e non so piu’
dove sono. Sembra di avere un muro di pietra davanti e
contemporaneamente mi sento precipitare addosso milioni di gocce d’acqua
che "nascono" dalla roccia stessa in un gioco di magia in
cui comprendo che sto assistendo a un miracolo, il miracolo dell’acqua,
sorgente di vita che nasce dalla roccia, cioe’ d aquanto di piu’
inanimato ci sia.
A
questo punto decido che e’ ora di tornare a casa: questo miracolo
della natura e’ troppo per me e preferisco tornare a vedere e
toccare le cose semplici di ogni giorno, a vedere se gli uomini che
ho incontrato nel mio viaggio sono ancora li’, a sentire il calore
dellla mia famiglia, dei miei amici e allora cosa faccio?
Mi
tuffo e mi lascio trasportare dalla corrente e attraverso la
galleria da cui si diramano le varie adduttrici principali (speriamo
di azzeccare quella che porta al mio paese!), passo nuovamente per i
burroni, le gole, i boschi, le valli e i monti e, spinto dalla
corrente e dal desiderio di tornare, nuoto sempre piu’
velocemente, rischiando di sbagliare direzione, finche’ ritrovo la
mia abitazione, la mia camera, il mio rubinetto da cui fuoriesce la
solita gocciolina che mi permette di "uscire".
Nessuno
si e’ accorto della mia assenza; mi cambio, chiudo bene il
rubinetto perche’ non si perda una sola preziosa goccia d’acqua
(ma in cuor mio penso che potrebbe entrare…qualcuno). Vado a letto
e, stanchissimo, mi addormento di colpo.
Ho
sognato? Nessuno puo’ dirlo… io pero’ ho trovato la mia tuta
subacquea bagnata e la torcia ancora accesa…! |