|
Le
rocce che lo costituiscono, infatti, sono tutte o quasi permeabili
(calcari), mentre le rocce circostanti sono invece tutte a
prevalente componente argillosa, quindi praticamente impermeabili.
Questa conformazione geologica fa del massiccio della Majella un
sistema idrogeologico isolato: tutte le acque di precipitazione che
si infiltrano alla sua superficie scendono in profondita’ all’interno
della montagna e vanno a costituire una notevole riserva idrica. In
corrispondenza dei contatti argilla-calcare, topograficamente piu’
bassi, si manifestano cospicue sorgenti.
Le
sorgenti d’alta quota, invece, hanno un’origine diversa: esse
possono dipendere da strati di rocce impermeabili o da compattamenti
delle stesse rocce calcaree, divenute meno permeabili. Un altro
importante fenomeno legato alla struttura calcarea della Majella e’
il Carsismo. Le acque meteoriche esercitano, accanto all’erosione
meccanica, anche un’azione chimica. Le rocce calcaree, infatti,
possono essere disciolte dalle acque solo quando queste ultime sono,
se pure leggermente, acidule: in tal caso il carbonato di calcio, di
per se’ quasi insolubile, viene trasformato in bicarbonato di
calcio che viene trasportato in soluzione. E poiche’ le acque
piovane riescono a caricarsi quasi sempre di una pur piccola
quantita’ di anidride carbonica, che prendono dall’atmosfera, e
diventano cosi’ acidule, quasi sempre i calcari vengono corrosi da
queste acque. In sostanza, il fenomeno si svolge secondo determinate
reazioni.
Filtrando
attraverso le fenditure delle rocce, l’acqua si raccoglie in
enormi serbatoi naturali e, defluendo all’interno della montagna,
da’ origine ad una serie di cavita’ piu o meno ampie: le grotte,
costituite da pozzi e gallerie in comunicazione fra loro.
La
precipitazione del carbonato del carbonato di calcio dalla soluzione
e’ generalmente piu’ lenta e avviene in condizioni ambientali
particolari. Quando l’anidride carbonica contenuta in quel
composto un po’ instanbile che e’ il bicarbonato di calcio
disciolto nell’acqua, riesce a liberarsi, quest’ultima ridiventa
carbonato di calcio insolubile e viene abbandonato dall’acqua.
Questo processo, con l’accumulo progressivo di carbonato di
calcio, da’ origine a delle concrezioni spettacolari denominate
stalattiti e stalagmiti.
L’acqua
infiltrata si trova poi a contatto con rocce impermeabili e, dopo
aver percorso grotte, gallerie e fiumi sotterranei, riaffiora, dando
vita alle sorgenti carsiche.
Le
sorgenti maggiori, soprattutto quelle a bassa quota, risentono
minimamente delle variazioni meteoriche poiche’ sono alimentate
dalle acque che scorrono nei pori delle rocce calcaree e che quindi
defluiscono molto lentamente. Questo fenomeno permette a tali
sorgenti di mantenere pressoche’ costante la loro portata, anche
in anni di eccezionale siccita’. Le rocce, inoltre, compiono sull’acqua
un’azione di depurazione, pertanto quanto piu’ tempo l’acqua
resta nel sottosuolo e filtra tra le rocce, tanto piu’ si
purifica.
Le
sorgenti d’alta quota, invece, hanno generalmente una portata
modesta, anche se in diversi casi puo’ essere costante, mentre le
sorgenti a deflusso rapido, la cui esistenza dipende quasi
esclusivamente dalle precipitazioni atmosferiche, hanno una portata
che puo’ essere considerata quasi equivalente all’afflusso
meteorico nella zona circostante. In ogni caso queste sorgenti
minori sono alimentate da falde acquifere che sono o possono essere
in comunicazione tra loro e con le sorgenti maggiori del massiccio.
Inoltre,
le acque che sgorgano da queste sorgenti minori si raccolgono in
torrenti che si immettono nei corsi d’acqua maggiori. L’inquinamento
delle falde idriche che alimentano queste sorgenti, o delle acque
superficiali che dipendono da queste sorgenti, provocherebbe dei
danni notevoli al delicato equilibrio biologico ed ecologico legato
alle sorgenti stesse. Infatti, le sorgenti minori non captate dall’uomo
e lontane dai centri abitati costituiscono delle autentiche fonti di
sostentamento per la flora e la fauna selvatiche protette.
Un
eventuale inquinamento delle piccole sorgenti comporterebbe un
inevitabile inquinamento a valle, con gravi danni al sistema
globale. La salvaguardia di tali sorgenti e’ necessaria per la
sicurezza di tutte quelle persone che usufruiscono del servizio
fornito dal Consorzio acquedottistico. Infatti, essendo le falde
idriche della Majella in comunicazione fra loro, un eventuale
inquinamento delle sorgenti minori potrebbe interessare anche quelle
sorgenti gia’ captate e che vanno ad alimentare le condotte dell’acqua
potabile, provocando cosi’ danni incalcolabili.
Localizzare
le sorgenti minori e conoscere la circolazione idrica sotterranea
che le alimenta consente di proteggere le zone ad esse connesse ed
evitare cosi’ danni irreparabili. Infatti, quanto piu’ piccole
sono le sorgenti, tanto piu’ il loro equilibrio biologico ed
ecologico e’ vulnerabile e puo’ essere compromesso.
L’equilibrio
biologico ed ecologico legato alle sorgenti cosiddetti minori puo’
essere intaccato, fra l’altro, da frane e smottamenti provocati
dal disboscamento, da interventi antropici considerati comuni o non
pericolosi come la costruzione di strade, piazzali e quant’altro
contribuisca a impermeabilizzare artificialmente il terreno. Mentre
il loro inquinamento puo’ essere causato anche da attivita’
apparentemente compatibili, come la pastorizia. E’ stato accertato
piu’ di una volta, infatti, che una falda acquifera puo’ essere
inquinata, ad esempio, da stazzi d’alta quota.
Insomma,
ci si comincia a porre il problema di come preservare questa
inestimabile ricchezza naturale. E’ opinione comune che sia
fondamentale non intaccare l’ambiente con interventi ed opere che
potrebbero comprometterne l’equilibrio. Inoltre, e’ sempre piu’
avvertita la necessita’ di sorvegliare pozzi e sorgenti per
scongiurare eventuali atti di teppismo, o anche un possibile
inquinamento accidentale dell’acqua che avrebbe gravi conseguenze
per la popolazione. |