All'origine delle sorgenti

Il massiccio della Majella ha avuto origine circa 30 milioni di anni fa con il sollevamento della catena alpino-appenninica, provocato da un processo di orogenesi riconducibile alla teoria della tettonica delle placche e della deriva dei continenti.

Una delle caratteristiche di questo massiccio e’ la sua conformazione geologica, nota per la presenza di una grande quanita’ di rocce calcaree il cui principale componente e’ il carbonato di calcio. La presenza di numerose sorgenti sulle pendici della Majella, molte delle quali a bassa quota, e’ dovuta al particolare sistema idrogeologico del massiccio.

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Sorgenti di Fara San Martino (particolare) - I.T.C. "G. Spataro" - Gissi

Le rocce che lo costituiscono, infatti, sono tutte o quasi permeabili (calcari), mentre le rocce circostanti sono invece tutte a prevalente componente argillosa, quindi praticamente impermeabili. Questa conformazione geologica fa del massiccio della Majella un sistema idrogeologico isolato: tutte le acque di precipitazione che si infiltrano alla sua superficie scendono in profondita’ all’interno della montagna e vanno a costituire una notevole riserva idrica. In corrispondenza dei contatti argilla-calcare, topograficamente piu’ bassi, si manifestano cospicue sorgenti.

Le sorgenti d’alta quota, invece, hanno un’origine diversa: esse possono dipendere da strati di rocce impermeabili o da compattamenti delle stesse rocce calcaree, divenute meno permeabili. Un altro importante fenomeno legato alla struttura calcarea della Majella e’ il Carsismo. Le acque meteoriche esercitano, accanto all’erosione meccanica, anche un’azione chimica. Le rocce calcaree, infatti, possono essere disciolte dalle acque solo quando queste ultime sono, se pure leggermente, acidule: in tal caso il carbonato di calcio, di per se’ quasi insolubile, viene trasformato in bicarbonato di calcio che viene trasportato in soluzione. E poiche’ le acque piovane riescono a caricarsi quasi sempre di una pur piccola quantita’ di anidride carbonica, che prendono dall’atmosfera, e diventano cosi’ acidule, quasi sempre i calcari vengono corrosi da queste acque. In sostanza, il fenomeno si svolge secondo determinate reazioni.

Filtrando attraverso le fenditure delle rocce, l’acqua si raccoglie in enormi serbatoi naturali e, defluendo all’interno della montagna, da’ origine ad una serie di cavita’ piu o meno ampie: le grotte, costituite da pozzi e gallerie in comunicazione fra loro.

La precipitazione del carbonato del carbonato di calcio dalla soluzione e’ generalmente piu’ lenta e avviene in condizioni ambientali particolari. Quando l’anidride carbonica contenuta in quel composto un po’ instanbile che e’ il bicarbonato di calcio disciolto nell’acqua, riesce a liberarsi, quest’ultima ridiventa carbonato di calcio insolubile e viene abbandonato dall’acqua. Questo processo, con l’accumulo progressivo di carbonato di calcio, da’ origine a delle concrezioni spettacolari denominate stalattiti e stalagmiti.

L’acqua infiltrata si trova poi a contatto con rocce impermeabili e, dopo aver percorso grotte, gallerie e fiumi sotterranei, riaffiora, dando vita alle sorgenti carsiche.

Le sorgenti maggiori, soprattutto quelle a bassa quota, risentono minimamente delle variazioni meteoriche poiche’ sono alimentate dalle acque che scorrono nei pori delle rocce calcaree e che quindi defluiscono molto lentamente. Questo fenomeno permette a tali sorgenti di mantenere pressoche’ costante la loro portata, anche in anni di eccezionale siccita’. Le rocce, inoltre, compiono sull’acqua un’azione di depurazione, pertanto quanto piu’ tempo l’acqua resta nel sottosuolo e filtra tra le rocce, tanto piu’ si purifica.

Le sorgenti d’alta quota, invece, hanno generalmente una portata modesta, anche se in diversi casi puo’ essere costante, mentre le sorgenti a deflusso rapido, la cui esistenza dipende quasi esclusivamente dalle precipitazioni atmosferiche, hanno una portata che puo’ essere considerata quasi equivalente all’afflusso meteorico nella zona circostante. In ogni caso queste sorgenti minori sono alimentate da falde acquifere che sono o possono essere in comunicazione tra loro e con le sorgenti maggiori del massiccio.

Inoltre, le acque che sgorgano da queste sorgenti minori si raccolgono in torrenti che si immettono nei corsi d’acqua maggiori. L’inquinamento delle falde idriche che alimentano queste sorgenti, o delle acque superficiali che dipendono da queste sorgenti, provocherebbe dei danni notevoli al delicato equilibrio biologico ed ecologico legato alle sorgenti stesse. Infatti, le sorgenti minori non captate dall’uomo e lontane dai centri abitati costituiscono delle autentiche fonti di sostentamento per la flora e la fauna selvatiche protette.

Un eventuale inquinamento delle piccole sorgenti comporterebbe un inevitabile inquinamento a valle, con gravi danni al sistema globale. La salvaguardia di tali sorgenti e’ necessaria per la sicurezza di tutte quelle persone che usufruiscono del servizio fornito dal Consorzio acquedottistico. Infatti, essendo le falde idriche della Majella in comunicazione fra loro, un eventuale inquinamento delle sorgenti minori potrebbe interessare anche quelle sorgenti gia’ captate e che vanno ad alimentare le condotte dell’acqua potabile, provocando cosi’ danni incalcolabili.

Localizzare le sorgenti minori e conoscere la circolazione idrica sotterranea che le alimenta consente di proteggere le zone ad esse connesse ed evitare cosi’ danni irreparabili. Infatti, quanto piu’ piccole sono le sorgenti, tanto piu’ il loro equilibrio biologico ed ecologico e’ vulnerabile e puo’ essere compromesso.

L’equilibrio biologico ed ecologico legato alle sorgenti cosiddetti minori puo’ essere intaccato, fra l’altro, da frane e smottamenti provocati dal disboscamento, da interventi antropici considerati comuni o non pericolosi come la costruzione di strade, piazzali e quant’altro contribuisca a impermeabilizzare artificialmente il terreno. Mentre il loro inquinamento puo’ essere causato anche da attivita’ apparentemente compatibili, come la pastorizia. E’ stato accertato piu’ di una volta, infatti, che una falda acquifera puo’ essere inquinata, ad esempio, da stazzi d’alta quota.

Insomma, ci si comincia a porre il problema di come preservare questa inestimabile ricchezza naturale. E’ opinione comune che sia fondamentale non intaccare l’ambiente con interventi ed opere che potrebbero comprometterne l’equilibrio. Inoltre, e’ sempre piu’ avvertita la necessita’ di sorvegliare pozzi e sorgenti per scongiurare eventuali atti di teppismo, o anche un possibile inquinamento accidentale dell’acqua che avrebbe gravi conseguenze per la popolazione.