
File de cante
File dacque che sonne,
e tréme
e sannasconne...
Assapurìte di luce
se tègne de speranze.
E gire, arevòte e pazzije;
accarezze,
arecconte
e ciurléje...
Appresse a li staggiune
se perde
e saretrove,
se scanze
e revè nnanze:
è piene de parole.
Sinte gna cante forte?
Accùjele ambraccènne,
ambràccele redènne.
Nu file,
e saricùce
larsure di li gente!

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Come ci si arriva
Siamo alle falde della Majella - Madre, nel comprensorio collinare di Serramonacesca, in provincia di Pescara. Un piccolo e caratteristico centro facilmente raggiungibile, via Manoppello, dalla S.S. Tiburtina o, via Autostrada A25 uscendo a Scafa. Il territorio, ricco di vegetazione, di anfratti, di acqua e grotte eremitiche, è particoloarmente suggestivo. Il nome stesso cela poi ilsuo legame storico e sociale a presenze e legende millenarie di medici anacoreti.
I
percorsi
Tornando indietro, si seguano le indicazioni per contrada brecciarola. Le rovine silenti di Castel Menardo ammoniscono dallalto ma, superate le poche case si sale fino a raggiungere un piazzale sterrato e un secondo pianoro poi da dove iniziareil cammino per il vicino eremo di S. Onofrio. Un agevole sentiero in un un suggestivo panorama montano. Il percorso tra la faggeta porta in mezzora alla chiesetta rupestre intitolata al monaco eremita medio-orientale. Loriginario romitorio è sovrastato da una grossa sporgenza rocciosa che lo ingloba. Allinterno, in una nicchia decorata, è conservata la popolare statuetta che rappresenta un S. Onofrio visibilmente denutrito e vestito solamente della sua barba e dei suoi lunghissimi capelli legati in vita da una cintola. Nella parete rocciosa retrostante il piccolo altare, vi è un incavo naturale la culla di S. Onofrio, non cè pellegrino che in via preventiva o curativa, non vi si sdrai e non vi si strofini. Oltre alla titoterapia, tra i fedeli che il 12 giugno si recano alleremo di buon mattino, cè anche chi si bagna ad una piccola fonte nei pressi o fa provvista di questacqua ritenuta prodigiosa.

I dintorni
Al monaco Teobaldo si deve la ricostruzione della vicina Abbazia di S. Liberatore a Majella, mirabile esempio dellarchitettura medievale abruzzese risalente al 1007. Opportunamente segnalata, la si trova poco fuori labitato, su un pianoro a ridosso del torrente Alento in un angolo verde particolarmente suggestivo. Altera e solatia labbazia in pietra appare al visitatore in tutto il suo splendore frutto del recente restauro. Limpianto si presenta a tre navate con sette arcate per ogni lato; lAbbazia ha sopportato nei secoli rifacimenti e modifiche non sempre felici ma trasmette tuttora la sacralità della sua storia e la spiritualità delle sue pietre.
Il
"Miejie"
Ancora un altro monaco nella devozione popolare di Serramonacesca: S. Antonio da Padova o meglio SantAntoniucce come viene comunemente chiamato in paese per le dimensioni ridotte della statua del Santo. Per la prima domenica di settembre, le famiglie devote gareggiano per preparare il miejie più ricco. Su un lungo bastone a forca, vengono composti gli omaggi (salumi, formaggi, polli, dolci, vino e ogni altro ben di dio); addobbati con fronde e nastri colorati, che vengono portati solennemente davanti alla chiesa. Conclusa la messa e la successiva processione, i donativi (li mejie) vengono venduti allasta ed il ricavato, oltre a finanziare parzialmente la festa, viene devoluto alla chiesa. |