10 ANNI DI VARIO
Costume Cultura
Ambiente Personaggi Imprese |
| Costume
Sembrava una forzatura, quasi una bizzarria
occuparsi di costume in Abruzzo. Profetizzava qualche collega scettico: "Fra quattro
numeri avrete esaurito gli argomenti". Qualcun altro, attrezzato
di qualche arma critica in piu, proclamava: "Non esiste una societa
civile in Abruzzo. Qui ci sono solo politici, palazzinari e pallonari. Di che parlerete,
dei costruttori che nei loro villoni ostentano le bottiglie di Dom Perignon perfino sulla
moquette del salotto?".
Si sbagliavano. La societa abruzzese era ed e un'altra cosa, ben diversa da
come amano (o amavano) rappresentarla pigri cronisti e apocalittici intellettuali. La
fuoriuscita dal sottosviluppo ha reso possibile anche in Abruzzo la fioritura spontanea di
quella rete complessa di eventi, tendenze, consumi e modelli di vita che va sotto il nome
di "costume".
E cosi, grazie a Vario, ci si accorse che anche in Abruzzo attecchiva il fenomeno
dei "singles", che c'era gente che si inventava nuove professioni, che molte
signore della buona borghesia alternavano la canasta alla difesa dell'ambiente, che i
"pallonari" sapevano anche parlare in corretto italiano ed articolare concetti
ed opinioni di tutto rispetto, che rispettabili professionisti avevano tanto senso dello
humour da spendere il loro tempo libero alla magia o al jazz, che certe mode giovanili
potevano anche nascere in discoteche della riviera abruzzese.
Veniva cosi alla luce un Abruzzo "leggero" e colto, creativo e sportivo,
mondano e intraprendente, civile e disincantato. In altre parole, un Abruzzo moderno.
Francesco Di Vincenzo |
| Cultura
"Pezzo di cielo in terra"
(Pescasseroli secondo Dacia Maraini). "Certe volte, in certe notti, succedeva di
tutto da
Scannapapera" (ricordi aquilani di Gigi Proietti, ex direttore del TSA). "Mi
riconosco abruzzese per una serie
di qualita a cominciare dalla tenacia e
dalla fedelta degli affetti" (Mario Pomilio). "Abbiamo rischiato ma alla
fine abbiamo avuto il teatro che volevamo" (la compagnia de L'Uovo). "Sono
forgiato nell'abruzzesita" (Pietro Cascella). "Andare al mare era un
viaggio nell'avventura" (ricordi pescaresi di Renato Minore). "Non mi interessa
gestire iniziative che non attirano l'attenzione dei mass-media" (Riccardo Tanturri,
creatore del Premio Scanno). "Noi abbiamo intuito la tendenza
a saldare insieme
cultura, industria e turismo" (Vittorio Antonellini, direttore dei Solisti Aquilani).
"Quella sera in cui Armstrong sbarco sulla Luna
" (ricordi jazzistici
di Lucio Fumo). "Tanto fuoco sotto una cenere soffocante. Un fuoco che
brillera" (l'arte a Pescara secondo Giuseppe Di Prinzio). "A genova era
sembrato che il calabrone jaconiano fosse diventato l'Albatros di Baudelaire" (il
fenomeno Castel Di Sangro secondo Luciano Russi). Dieci anni di parole e immagini per
raccontare memorie, sogni progetti e realizzazioni della cultura abruzzese. Una cultura
che riesce a camminare per le vie del mondo anche senza il passaporto dei padri nobili, ma
non per questo dimentica Silone, D'Annunzio, Michetti e Flaiano. Artisti, gruppi,
istituzioni hanno ormai identita forti e originali, radici salde e
progettualita concrete (forse sovrabbondanti). Tutte qualita che permettono di
proporsi senza complessi di inferiorita nel grande mercato culturale. Certo gli
egoismi campanilistici e le tentazioni assistenziali sono dure a morire ma e anche
vero che non e facile vivere senza rete nel mondo della cultura italiana cosė
povera di certezze, a cominciare da un ministero sempre in bilico fra essere e non essere,
accentrare o decentrare. Ma nonostante tutto musica, teatro, pittura, cinema, hanno
segnato con tracce vistose lo sviluppo dell'Abruzzo e certamente continueranno a farlo. E
VARIO continuera a raccontarvelo.
Fabrizio Masciangioli |
| Ambiente
Cominciammo dalla cementificazione del Sangro, superando, se non
ricordo male, alcune perplessita su questa scelta di apertura: era giusto, per una
rivista che puntava a scoprire l'intelligente "leggerezza" di un Abruzzo nascosto,
misurarsi con temi cosi "pesanti"? Decidemmo che fosse giusto, anzi forse
doveroso, dimostrare che si poteva parlare, anche con le immagini, di argomenti del
genere, con una misura e un taglio diversi dal pur rispettabile approccio giornalistico
classico. Da li partimmo per un lungo safari fotografico alla ricerca di un Abruzzo
non piu attaccato alla vecchia icona ingiallita della Regione dei Pastori, ma
protagonista consapevole di un nuovo corso. Perche l'Abruzzo, e fummo tra i primi a
dirlo, non era piu solo teatro di inconsulte devastazioni, ma si caratterizzava
soprattutto come laboratorio di quel nuovo modello di sviluppo che con un termine un po'
specialistico fu definito ecocompatibile. Abbiamo dato voce e volto all'Abruzzo che volava
alto con un fiorire di idee e progetti innovativi: dal progetto avveniristico per il mare
di Pescara, alla salvaguardia del Tirino, perla del patrimonio ambientale regionale, dalla
tutela del ghiacciaio del Calderone, il piu meridionale d'Europa, alla scommessa di
tanti comuni sulla valorizzazione della natura, ricordo per tutti Farindola e la sua area
del camoscio. Tutto questo senza sottrarci, pur fedeli al nostro stile, al calore delle
polemiche, ad esempio sui progetti di lottizzazione del Gran Sasso o sul travagliato
dibattito che accompagno la gestazione dei nuovi Parchi. Era l'Abruzzo che dalla
grande, per certi aspetti unica, ricchezza ambientale traeva lo spunto per battere strade
nuove. Un Abruzzo non solo forte e gentile, ma assai piu Vario.
Roberto Mingardi |
| Personaggi
Oggi, Remo Gaspari e un vecchio signore a riposo che di tanto
in tanto si premura di dispensare opinioni e consigli accolti dall'indifferenza dei piu.
Dieci anni fa Gaspari era l'uomo piu potente d'Abruzzo. Eppure, proprio dieci anni
fa, su Vario apparve una intervista nella quale l'onnipotente di Gissi stupi i
lettori raccontando la sua infanzia ferita dalla durezza di una madre che non gli aveva
mai sorriso e la sua giovinezza ravvivata da qualche innocua stravaganza (fu ripreso dai
giornali nazionali il racconto del potente uomo politico che, giovane universitario a
Bologna, si pavoneggiava in un abito di scena di Clark Gable cucito dal padre sarto
emigrato in America). Tre anni dopo, l'onorevole Anna Nenna D'Antonio (oggi impegnata a
rifondare quella Dc che allora la vedeva vivacissima e sgomitante comprimaria) sceglieva
le pagine di Vario per dire con candida perfidia la sua vera opinione sui suoi soci di
partito e sui meccanismi reali che governavano certe scelte di governo della Dc.
"Questa intervista e piu utile di mille saggi per capire che cos'e
la Dc" commento sui giornali il povero Sergio Turone (che nel suo libro Il caso
Abruzzo riporto e commento ampi stralci dell'intervista della Nenna a Vario).
Due casi che con la loro risonanza dimostrarono come la rivista avesse vinto una delle sue
scommesse fondamentali: raccontare l'Abruzzo che cambiava attraverso i suoi personaggi
piu rappresentativi, senza piaggerie e senza pregiudizi, scegliendo un linguaggio
giornalistico vivace e accattivante, eppure denso di umori e sapori letterari, di grande
rigore civile, mai futile o pettegolo. Oltre a Remo Gaspari e Anna Nenna D'Antonio, Vario
fece conoscere agli abruzzesi le storie private e le idee di Natalino Irti e Franco Tassi,
Mario Spallone e Domenico Susi, Andrea Buracchio e Pino Ciccantelli, Gigi Proietti e Beppe
Navello, Renato Minore e Edoardo Tiboni, Torlontano e tanti altri : uomini politici,
amministratori, imprenditori, intellettuali, operatori culturali, registi, attori,
artisti. Non tutti abruzzesi, tutti legati all'Abruzzo.
Francesco Di Vincenzo |
| Imprese
Fuori dall'Obiettivo 1, dentro l'Europa. Nel 1988, anno di nascita
di Vario, l'Unione Europea si chiamava ancora Comunita Economica Europea, e
l'Abruzzo era ancora nell'Obiettivo 1, il gruppo di regioni europee classificate
"svantaggiate" dalla comunita.
Oggi, dieci anni dopo, l'Abruzzo e fuori dall'Obiettivo 1, i suoi indicatori
economici in grande crescita l'hanno collocata fuori dalle regioni del Mezzogiorno. Un
evento epocale, di enorme portata storica.
A scorrere le annate di Vario, le sue tante pagine puntualmente dedicate alla
"azienda Abruzzo", ci si accorge di una sorta di attenzione
"profetica" ai settori piu dinamici e avanzati della economia regionale:
l'innovazione tecnologica, le grandi strutture di ricerca e di comunicazione, le piccole e
medie imprese duttili e competitive, l'agroalimentare di qualita, l'artigianato di
alta specializzazione. In altre parole e solo per fare qualche esempio: Telespazio, il
Laboratorio del Gran Sasso, la Optimes, la Roman Style, la De Cecco, le piccole imprese
metalmeccaniche della Val di Sangro, gli agguerriti produttori di vino doc, olio
extravergine e altri prodotti tipici di qualita. Sono questi (insieme, naturalmente,
ai grandi insediamenti industriali di imprese nazionali e multinazionali) i soggetti che
hanno spinto l'Abruzzo verso la crescita e la modernizzazione economica, trainando la
regione fuori dagli storici ritardi accumulati nei secoli.
Vario ha puntualmente rappresentato questa realta in movimento, facendo conoscere le
aziende e i personaggi piu rappresentativi, piu dinamici e
"propulsivi" del grande cambiamento, mostrando il volto di un Abruzzo capace di
intraprendere e produrre in modo moderno e competitivo. In modo europeo.
Francesco Di Vincenzo |
|
|
|