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CORFINIO, UN PAESE DA BERE
di Valerio Ruggieri - Foto di Federico De Nicola

Una delle piu’ antiche aziende abruzzesi sta per riaprire i battenti. Dopo un periodo di grande splendore ed una serie di travagliate vicende, torna in tavola il Corfinio, pregiato liquore "da signori". E la leggenda continua.

1858: esattamente 140 anni fa nasceva a Chieti una leggenda secolare destinata a lasciare tracce ancora oggi tra gli abruzzesi D.o.c..
E, come in ogni leggenda che si rispetti, anche in questa un mago autentico, con tanto di occhialini, baffi e pizzo fluente, ha amalgamato erbe, essenze, filtri, mestoli, folletti, pentole, alambicchi e vapori perfezionando "pozioni" inebrianti ed "elisir" coinvolgenti.
Questo mago si chiamava Giulio Barattucci ed il suo laboratorio sorgeva a Chieti all’inizio di Via Ferdinando Ferri. L’Aternum, l’Amaro Majella ed un liquore alle erbe sono stati i suoi "incantamenti" piu’ riusciti ma il suo fiore all’occhiello, la sua magia piu’ autentica, il suo vero "filtro d’amore" fu da lui battezzato "Corfinio". Essendo in piena epopea garibaldina, Giulio Barattucci aveva forse voluto mettere in bottiglia tutto lo splendore di un nome abruzzese pregno di storia patria (non va dimenticato che l’antica Corfinium era stata capitale dei Peligni e della Lega delle Nazioni contro Roma Imperiale).
Nacque cosi’ un infuso fascinoso ed accurato di ben 42 erbe distillate a caldo: un liquore brillante nel quale risaltava tutto il profumo delle stagioni e l’incanto dei monti d’Abruzzo. L’azienda chiese ed ottenne la licenza UTIF numero 1 dall’Ufficio Tecnico Imposte di Fabbricazione di Pescara: una "primogenitura" indiscussa e indelebile nella nostra regione.
Il successo fu immediato e permise alla Ditta affermazioni prestigiose nelle piu’ importanti rassegne nazionali ed internazionali diventando inoltre fornitore ufficiale della Real Casa. In Abruzzo, a quell’epoca, non vi furono cafe’ a’ la page o foyer di teatro o salotto buono dove il Corfinio non recitasse un ruolo di primo piano, cosi’ come non vi furono personaggi importanti della cultura della belle epoque che non ne abbiano gustato ed apprezzato la genuinita’, il calore, il fascino sottile: da Benedetto croce a Gennaro Finamore, da Costantino Barbella a Michetti, dai Cascella a Francesco Paolo Tosti a Gabriele D’Annunzio. All’epoca, Giulio Barattucci si rivelo’ anche un eccentrico e precoce "publish-man": all’approssimarsi delle festivita’ piu’ importanti si serviva spesso di uomini-sandwich e faceva affiggere in citta’ gruppi di manifesti pubblicitari, capovolti e non (3 + 1 generalmente) per attirare maggiormente l’attenzione dei passanti.
Purtroppo, come in ogni leggenda, l’apparizione di un "orco cattivo" sotto forma di un malaugurato incendio divampato nel 1925, alla vigilia della stipula del suo primo contratto di assicurazione, distrusse completamente il vecchio stabilimento e con esso tutta la documentazione epistolare e fotografica piu’ rilevante.
Ci volle tutta la caparbieta’ della famiglia Barattucci (Giulio aveva avuto ben 18 figli: tutti i maschi con i nomi che iniziavano con la lettera A e le femmine con la lettera E) per tirarsi su e riprendere al meglio l’attivita’ con gli stessi marchi, con criteri di fabbricazione aggiornati ma autenticamente genuini, con la stessa dedizione ed accuratezza del fondatore. In Italia ed all’estero divennero particolarmente ricercate le confezioni regalo del Corfinio. Una felice intuizione e la mano maestra di F.P. Michetti finirono infatti per esaltare la specialita’ in eleganti anfore di ceramica di stile attico le quali, dopo la delizia ai palati, diventavano nelle case un raffinato complemento di arredo. E dopo le anfore vennero le caratteristiche borraccette e poi il galletto e poi le tartarughe, e le paranze e quindi le pacchianelle e le damine curate tutte nella forgia e nei decori dai maestri ceramisti piu’ importanti della Provincia, da Cerulli a Bontempo: vere e proprie "chicche" per i collezionisti di oggi. Ma dopo il secondo conflitto mondiale, tutta la realta’ socio-industriale muto’ rapidamente: nuovi impianti, nuovi processi produttivi, nuove strategie di mercato, nuovi prodotti d’importazione e, perche’ no, una concorrenza spietata e a volte scorretta finirono per confondere i consumatori stessi e segnarono il declino della leggenda Barattucci.
Per molti anni i marchi di fabbrica ed i brevetti sono rimasti gelosamente custoditi dagli eredi ed oggi Fausto Napoli, l’ultimo discendente della famiglia, rompendo gli indugi, ha deciso di festeggiare l’anniversario tornando a scrivere un nuovo capitolo di questa bella favola riproponendo il Corfinio agli abruzzesi del terzo millennio: un brindisi augurale con l’antica magia di Barattucci che torna cosi’ a simboleggiare tutto il fascino di una terra generosa qual e’ l’Abruzzo.

 

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