Non ce teramano che non sia ghiotto dei suoi piatti
tradizionali, che costituiscono la nota caratteristica della citta pretuziana. I
teramani non hanno mai perduto labitudine di mangiar bene ed abbondantemente. Non
ce infatti teramano, degno di questo nome, che si fermi alla prima portata e
che non sia capace di dimostrare alloccorrenza quella "conoscenza ragionata di
tutto cio che ha rapporto con la funzione di nutrire luomo
compiacendolo", tanto invocata dal supremo pontefice della gastronomia che fu
Brillat-Savarin.
I piatti alla teramana vantano una vasta, meritata rinomanza, e non da oggi. Non sono
complessi, seppur sostanziosi e ricchi di condimento e di odori. Risalgono certo a tempi
medioevali e sono sempre le stesse specialita a spandere da secoli i loro
inarrivabili profumi sulle nostre mense: piatti popolari e appetitosi che formano la
delizia di ogni buongustaio. Larte culinaria, a Teramo, e caratteristicamente
locale nel senso che e orientata specialmente verso la preparazione di piatti
tradizionali. Tra le pietanze in cui le nostre massaie eccellono, i maccheroni
alla chitarra, simbolo appetitoso e fumante di tutta la cucina abruzzese (ma che
a Teramo hanno sempre la scioltezza, la semplicita, la schiettezza, che si
convengono a questo squisito piatto) detengono il primissimo posto. Erano una volta il
piatto, la "minestra" di prammatica per ogni domenica o festa comandata. A
mezzogiorno in punto si dava fuoco alla caldaia mentre il pater familias allungava le
gambe sotto la tavola annodandosi il tovagliolo intorno al collo. Cerano, e ci sono
ancora, piatti per ogni stagione e per ogni mese a base di primizie: per il periodo
delluccisione del maiale, il ripasso della selvaggina, la mietitura, la trebbiatura,
che vi riportano subito in mente la visione di ampi camini, di schidionate di salsicce e
di caccia, di anatre e di polli che il vecchio girarrosto passa e ripassa lentamente sulla
brace. Luccisione del maiale fornisce, alla fine di dicembre o a gennaio, la prima,
grande occasione a lieti desinari a base di portate di ndocca ndocca
e di "nnuije" irrorate dal vino novello ancora aspretto e
frizzante.
A febbraio, quando gia le salsicce cominciano a indurire, prima di metterle nella
sugna o nellolio per conservarle morbide e profumate durante lestate, e
di rito la "pastuccia", una specie di spessa focaccia di
granturco con salsicce e uva passa; e, subito dopo, allarrivo di Re Carnevale ,
lobbligo, per ogni buon teramano, e di attripparsi di ravioli di
ricotta fritti o lessati, cosparsi di zucchero e cannella, o al sugo di
ragu, e di "panzarotti".
Marzo, che forse e il mese meno favorito dellanno, ha pure i suoi numerosi
fritti, di prammatica nelle riunioni conviviali della Quaresima, non tutte e non sempre a
base di magro. E, aprile, i suoi teneri agnelli pasquali da cui si ricavano le
deliziosissime "mazzarelle", involtini di frattaglie con erbe
fresche ed aromatiche.
Ma e maggio il paradiso dei ghiottoni. Tutte le squisitezze della tavola tornano in
onore dominate dalla fragranza dei carciofi ripieni con carne o con
tonno, o con alici, e pan grattato impastato in uova e ammorbidito da genuino olio
doliva, compagni indivisibili dei piselli cotti col guanciale, messo ad affumicare
sin da gennaio sotto le capaci cappe dei nostri camini la dove la cucina non e
diventata ancora la stanza piu angusta e trascurata della casa. Ma, nominando
maggio, ci torna subito alle labbra un nome che vien fatto di sussurrare con la dolcezza
del poeta che mormora parole damore: le "virtu", un
piatto che arriva con i cori del calendimaggio e in cui si intonano gli aromi piu
diversi, si confondono mille sapori, si da renderlo accetto, anche alle ragazze,
piu forse di una serenata.
Le "virtu" costituiscono il non plus ultra, la quintessenza di ogni
squisitezza. Piatto famosissimo, appare sulle nostre mense con le prime fave, i piselli e
i carciofi novelli, che hanno, nella preparazione di questo piatto, insieme allosso
di prosciutto, orecchi e zampetti di maiale, e una varieta copiosissima di legumi
secchi, di freschissime erbe, erbette e verdure, un posto determinante. La natura, mai
tanto provvida come in Abruzzo, ha distribuito ad ogni mese le sue specialita e il
teramano, in segno di r ingraziamento alla Divina Provvidenza e al suo Patrono San Berardo
("San Bradde nostre!") non tralascia di fare onore a tanta abbondanza.
Ecco giugno con le tenere giuncate, la "quagliata", di rito il
giorno dellAscensione, adatta agli stomaci piu delicati e a cui fanno da
contraltare, o meglio, da contrappeso, le lumache in guazzetto,
ricercatissime dagli intenditori e preparate, dopo essere state accuratamente spurgate in
sale ed aceto, con erbette, peperoncino e un sughetto tutto particolare. Gli altri mesi
dellanno sono contraddistinti pur essi da una pietanza speciale, sia a base di carne
che di pesce, pesce dellAdriatico dal gusto inarrivabile soprattutto se fatto in brodetto
o arrosto nel qual caso e imbottito di prezzemolo e rosmarino,
quando non viene, come le triglie, cinto di lauro a guisa delle fronti
dei poeti. Pietanze per tutti i mesi dellanno (non tralasciamo, ad agosto e a
settembre, la capra alla neretese o lo stoccafisso alla
corropolese, ne la prelibatissima porchetta di Campli) che
si accompagnano divinamente con la "mesticanza" tenera dellorto, con i
gustosissimi "broccoletti strascinati", con i cavolfiori conditi con aglio e
olio vergine, con i peperoni in bottiglia a bagnomaria. Queste portate sono generalmente
precedute da un antipasto misto di lonza e di pressatissimo e pepato
salsicciotto e prosciutto di montagna, antipasto adatto per ogni evenienza, come
sara sempre indicato a chiusura di ogni pranzo che si rispetti, un buon pezzo di
"formaggio pecorino con la lagrima", a meno che il commensale
piu raffinato non preferisca quello "marcetto", che "tira
mirabilmente i bicchieri".
Ma vi sono poi piatti ottimi per ogni stagione, per ogni festa e ricorrenza, come la
notissima "pizza rustica", ripiena di fresco formaggio
pecorino, prosciutto, uova sode, e il "timballo di
sfoglia", o di "scrippelle", un pasticcio ricco di ogni
ben di Dio, le ancora piu celebri "scrippelle mbusse",
al brodo di gallina o al sugo, e linsuperabile tacchino alla canzanese.
Possono formare, queste vivande succulentissime, tenute in meritatissimo onore dal tempo
dei tempi, la delizia del palato piu esigente; costituiscono il vanto e la gloria
delle tavole e delle cuoche teramane.
E, dulcis in fundo, i dolci, che varranno serviti a fin di pranzo fra
lentusiasmo dei bambini e i colpi dei tappi delle bottiglie di spumante, preparato
in casa col vino bianco trattato a tempo opportuno con la "sbacata". Sono dolci
sempre caratteristici e diversi, per ogni occasione, per ogni festa o ricorrenza: pepatelli,
calgionetti, croccanti, neole, bocconotti, torroni di fichi e di mandorle, sfogliatelle.
Spetta generalmente a questi dolci chiudere ogni pranzo che, per quanto modesto, assume
sempre, a Teramo, il carattere di una serena riunione conviviale e rappresentano
veramente, una festa completa per il corpo e per lo spirito. (R.M.) |