La produzione
lorda vendibile (Plv) agricola della provincia di Teramo puo' essere considerata per due terzi "agroalimentare". Un dato
significativo sul piano economico generale che fa guardare con grande attenzione al futuro
specie per quanto riguarda l'industrializzazione delle campagne. "In questa provincia
- dice il dr. Donato De Falcis, direttore generale dell'ARSSA - l'industria agroalimentare
costituisce nello stesso tempo il settore piu' tradizionale e quello piu' proiettato verso
il futuro. Infatti le produzioni industriali collegate allo sfruttamento dei prodotti
agricoli, trovano la loro origine nelle attivita' artigianali, molto diffuse nelle
campagne del teramano da epoche antiche". Si
tratta di piccole attivita' artigianali?
"Nel dopoguerra -precisa De Falcis- queste attivita'
si sono progressivamente sviluppate passando ad una maggiore dimensione grazie ad una
straordinaria vitalita' che le ha consentito anche di conquistare un posto di rilievo nel
panorama produttivo nazionale".
Allora, si puo' parlare di un'industria agroalimentare di
livello europeo?
"L'industria agroalimentare in provincia di Teramo,
come del resto anche nelle altre province della regione e in molte zone del mezzogiorno,
e' in una fase di transizione. Le aziende hanno avuto uno sviluppo rilevante, in alcuni
casi hanno potenziato in modo sostanziale le loro capacita' di affrontare il mercato,
pero' la loro dimensione, tranne poche eccezioni, e' ancora troppo piccola. Cio', tra
l'altro, in presenza di un mercato, quale quello alimentare, che si va caratterizzando
sempre piu' per le concentrazioni industriali di grande portata e che assumera'
sicuramente in maniera sempre piu' pronunciata queste connotazioni".
Quindi, sara' anche difficile reggere la competizione con i
paesi comunitari?
"Il successo nella difficile competizione con i paesi
comunitari ed extra in materia di prodotti agro-alimentari e' strettamente legato, non
solo alla nostra capacita' di produrre in agricoltura con l'occhio rivolto al mercato, ma
anche alla dotazione che riusciremo a darci di strutture idonee alla conservazione,
lavorazione e, soprattutto, alla trasformazione dei prodotti agricoli. Basta visitare un
negozio di generi alimentari per convincersi di due verita': 1) in maggioranza i prodotti
agricoli sono venduti in confezioni di conservati o trasformati; 2) e' assai difficile,
fatta eccezione per il vino e per pochi altri casi come l'olio d'oliva dove pero' regna
ancora molta confusione, trovare marchi ed etichette di imprese abruzzesi. Sotto questo profilo l'Arssa sta lavorando
intensamente per certificare, valorizzare e rilanciare molti tipici prodotti nostrani, ma
ci vorra' del tempo per giungere a risultati concreti".
Quindi, secondo lei, occorre suscitare nuovi interessi
negli imprenditori per lagroalimentare?
"Senza dubbio - conferma De Falcis. In caso contrario,
il primo a pagarne gli effetti negativi e' l'imprenditore agricolo; ma non e' il solo,
perche' se e' vero che indirettamente questi e' la prima vittima perche' privato dei
benefici delle fasi successive alla produzione e' anche vero che dalla rinuncia o dalla
ridotta dimensione degli impianti di conservazione, lavorazione e trasformazione della
produzione agricola, subiscono danni tanti altri settori del mondo economico e del lavoro.
A questo proposito, i programmi regionali agricoli offrono importanti indicazioni".
Di fronte allora alle concentrazioni industriali di grande
portata presenti sul mercato, quali accorgimenti, eventualmente, sarebbe opportuno
adottare per favorire possibili sinergie?
"Indubbiamente la sopravvivenza e l'ulteriore crescita
dell'industria agroalimentare teramana - concorda De Falcis- passa attraverso lo
sfruttamento di tutte le possibili opportunita' che il mercato offre. Bisogna accentuare i
tentativi che, a livello imprenditoriale, si stanno portando avanti per la costituzione di
organismi che possano agevolare le aziende, soprattutto le meno attrezzate,
nell'affrontare la concorrenza che ormai e' quella di un mercato unico, a livello europeo,
e migliorare la competizione sul mercato internazionale approfittando della naturale
crescita della nostra esportazione".
Parliamo dell'industria teramana in generale. Quali sono i
suoi problemi di sviluppo e di espansione?
"Bisogna tener conto del fatto che soltanto piu' di 30
anni fa la provincia di Teramo non aveva una dimensione industriale significativa. Ad
eccezione di alcuni enopoli, di qualche frantoio e di rari mulini e pastifici condotti a
livello artigianale, non esistevano attivita' produttive di beni o servizi che avessero un
importante significato. E' percio' di grande importanza il progetto che si e' riusciti a
realizzare in questo ultimo periodo gettando le premesse per un ulteriore sviluppo che in
larga parte significa qualificare merceologicamente linternazionalizzazione del
mercato.
Che genere di sviluppo ?
"A mio avviso -afferma De Falcis- il settore
agroalimentare e' in questa fase, e lo rimarra' per molto tempo, un settore decisivo per
la nostra economia e quello sul quale bisognera' puntare ai fini di un ulteriore
sviluppo".
In particolare quali settori?
"Ritengo che le attivita' rappresentate sul territorio
teramano siano suscettibili di una crescita significativa in quanto rappresentano i
prodotti tipici della cucina italiana possono, proprio per questa regione, sfruttare le
opportunita' di un mercato in evoluzione e di una domanda sempre piu' esigente in tema di
qualita' e di tipicita' e sanita' dei prodotti agroalimentari". |