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IL PROFITTO DELLA QUALITA'
intervista a Donato De Falcis di Francesco Subbioni

La produzione lorda vendibile (Plv) agricola della provincia di Teramo puo' essere considerata per due terzi "agroalimentare". Un dato significativo sul piano economico generale che fa guardare con grande attenzione al futuro specie per quanto riguarda l'industrializzazione delle campagne. "In questa provincia - dice il dr. Donato De Falcis, direttore generale dell'ARSSA - l'industria agroalimentare costituisce nello stesso tempo il settore piu' tradizionale e quello piu' proiettato verso il futuro. Infatti le produzioni industriali collegate allo sfruttamento dei prodotti agricoli, trovano la loro origine nelle attivita' artigianali, molto diffuse nelle campagne del teramano da epoche antiche".

Si tratta di piccole attivita' artigianali?

"Nel dopoguerra -precisa De Falcis- queste attivita' si sono progressivamente sviluppate passando ad una maggiore dimensione grazie ad una straordinaria vitalita' che le ha consentito anche di conquistare un posto di rilievo nel panorama produttivo nazionale".

Allora, si puo' parlare di un'industria agroalimentare di livello europeo?

"L'industria agroalimentare in provincia di Teramo, come del resto anche nelle altre province della regione e in molte zone del mezzogiorno, e' in una fase di transizione. Le aziende hanno avuto uno sviluppo rilevante, in alcuni casi hanno potenziato in modo sostanziale le loro capacita' di affrontare il mercato, pero' la loro dimensione, tranne poche eccezioni, e' ancora troppo piccola. Cio', tra l'altro, in presenza di un mercato, quale quello alimentare, che si va caratterizzando sempre piu' per le concentrazioni industriali di grande portata e che assumera' sicuramente in maniera sempre piu' pronunciata queste connotazioni".

Quindi, sara' anche difficile reggere la competizione con i paesi comunitari?

"Il successo nella difficile competizione con i paesi comunitari ed extra in materia di prodotti agro-alimentari e' strettamente legato, non solo alla nostra capacita' di produrre in agricoltura con l'occhio rivolto al mercato, ma anche alla dotazione che riusciremo a darci di strutture idonee alla conservazione, lavorazione e, soprattutto, alla trasformazione dei prodotti agricoli. Basta visitare un negozio di generi alimentari per convincersi di due verita': 1) in maggioranza i prodotti agricoli sono venduti in confezioni di conservati o trasformati; 2) e' assai difficile, fatta eccezione per il vino e per pochi altri casi come l'olio d'oliva dove pero' regna ancora molta confusione, trovare marchi ed etichette di imprese abruzzesi. Sotto questo profilo l'Arssa sta lavorando intensamente per certificare, valorizzare e rilanciare molti tipici prodotti nostrani, ma ci vorra' del tempo per giungere a risultati concreti".

Quindi, secondo lei, occorre suscitare nuovi interessi negli imprenditori per l’agroalimentare?

"Senza dubbio - conferma De Falcis. In caso contrario, il primo a pagarne gli effetti negativi e' l'imprenditore agricolo; ma non e' il solo, perche' se e' vero che indirettamente questi e' la prima vittima perche' privato dei benefici delle fasi successive alla produzione e' anche vero che dalla rinuncia o dalla ridotta dimensione degli impianti di conservazione, lavorazione e trasformazione della produzione agricola, subiscono danni tanti altri settori del mondo economico e del lavoro. A questo proposito, i programmi regionali agricoli offrono importanti indicazioni".

Di fronte allora alle concentrazioni industriali di grande portata presenti sul mercato, quali accorgimenti, eventualmente, sarebbe opportuno adottare per favorire possibili sinergie?

"Indubbiamente la sopravvivenza e l'ulteriore crescita dell'industria agroalimentare teramana - concorda De Falcis- passa attraverso lo sfruttamento di tutte le possibili opportunita' che il mercato offre. Bisogna accentuare i tentativi che, a livello imprenditoriale, si stanno portando avanti per la costituzione di organismi che possano agevolare le aziende, soprattutto le meno attrezzate, nell'affrontare la concorrenza che ormai e' quella di un mercato unico, a livello europeo, e migliorare la competizione sul mercato internazionale approfittando della naturale crescita della nostra esportazione".

Parliamo dell'industria teramana in generale. Quali sono i suoi problemi di sviluppo e di espansione?

"Bisogna tener conto del fatto che soltanto piu' di 30 anni fa la provincia di Teramo non aveva una dimensione industriale significativa. Ad eccezione di alcuni enopoli, di qualche frantoio e di rari mulini e pastifici condotti a livello artigianale, non esistevano attivita' produttive di beni o servizi che avessero un importante significato. E' percio' di grande importanza il progetto che si e' riusciti a realizzare in questo ultimo periodo gettando le premesse per un ulteriore sviluppo che in larga parte significa qualificare merceologicamente l’internazionalizzazione del mercato.

Che genere di sviluppo ?

"A mio avviso -afferma De Falcis- il settore agroalimentare e' in questa fase, e lo rimarra' per molto tempo, un settore decisivo per la nostra economia e quello sul quale bisognera' puntare ai fini di un ulteriore sviluppo".

In particolare quali settori?

"Ritengo che le attivita' rappresentate sul territorio teramano siano suscettibili di una crescita significativa in quanto rappresentano i prodotti tipici della cucina italiana possono, proprio per questa regione, sfruttare le opportunita' di un mercato in evoluzione e di una domanda sempre piu' esigente in tema di qualita' e di tipicita' e sanita' dei prodotti agroalimentari".

 

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