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LA TRADIZIONE NEL PIATTO

Dimmi come cucini e ti diro’ chi sei! Raccontero’ la tua storia, rappresentero’ la tua cultura. Questo si potrebbe dire a tutte le civilta’. Del resto, non e’ un caso che la cucina, intesa Le "scrippelle 'mbusse"come arte della preparazione dei cibi, nasca con il Rinascimento, ovvero nel periodo di massimo splendore della cultura europea. I grandi cucinieri delle signorie e dei principati, partendo dalla tradizione contadina, elaborano, inventano, raffinano cercano, insomma, di tradurre in sapori i valori di una civilta’. Quando poi Caterina va in sposa ad Enrico II di Francia, e con la dote porta con se’ la sapienza delle cucine medicee, anche le mense transalpine piu’ raffinate godono dei frutti prelibatissimi dei cuochi italiani. Una sorta di conquista gastronomica. E sara’ la Storia a diffonderne i benefici. Difatti, i discendenti di quei cucinieri partiti con Caterina fuggirono, soprattutto in Russia, dalla Francia rivoluzionaria del 1789, dopo essere stati gli impareggiabili chef della corte del Re Sole, e piu’ tardi, con la Rivoluzione d’ottobre del 1917, in una vera e propria diaspora, si spargeranno per tutto il mondo. Pare, inoltre, che alcuni cuochi della russia zarista siano giunti sino in Abruzzo per servire qualche nobile famiglia.

La cucina delle cucine
E gia’, perche’ se nel Rinascimento si e’ sviluppata una cucina delle corti, in tempi piu’ recenti, a cavallo tra ‘800 e ‘900, l’arte gastronomica era praticata nelle cucine delle casate di rango, soprattutto nel Meridione d’Italia e quindi anche in Abruzzo. La vita dei contadini e dei pastori abruzzesi non permetteva certo di andare oltre pasti semplici ed il piu’ possibile calorici. Era nelle cucine delle famiglie benestanti che gli alimenti poveri diventavano ricchi e prelibati. Questo spiega ancora meglio, insieme alle vicissitudini storiche della nostra penisola, la incredibile varieta’ della cucina italiana che non e’ altro che l’insieme di una moltitudine di cucine territoriali.

Geografia economica e cucina
Molti fenomeni gastronomici, molti aspetti della storia della cucina, troppo spesso vengono spiegati facendo ricorso In questa foto le deliziose "mazzarelle", involtini di frattaglie con erbe fresche e aromatichead un mitico mondo antico fatto di cose buone e sapori genuini. Purtroppo le cose non stanno in modo cosi’ idilliaco e tanti cibi, che noi oggi giustamente ricerchiamo e apprezziamo, furono il pasto obbligato di gente povera che viveva in una terra splendida e selvaggia quanto dura e arida, priva di una accettabile rete di comunicazione, dove le comunita’, sia socialmente che economicamente, vivevano isolate. Ecco perche’ bisognerebbe, quando si parla di storia della cucina, farsi aiutare dalla geografia economica. Prendiamo l’Abruzzo. Fino al secolo scorso 1/10 della popolazione viveva oltre i 1000 metri di altitudine, 1/4 tra i 900 e i 700 metri, 1/4 ancora tra i 500 e i 700. La crosta della montagna era aspra ed in essa prevalevano i terreni calcarei. I pendii, ingombri di detriti, non permettevano coltivazione, e dove i detriti erano piu’ radi e meno compatti si aveva una vegetazione spontanea che favoriva di certo piu’ la pastorizia che l’agricoltura. In molte zone pedemontane il terreno eccessivamente argilloso diventava acquitrino con la pioggia, secco e arido con il sole. Sicche’, i terreni piu’ fertili erano quelli del Piano di Navelli, della Conca Peligna, della Valle del Pescara, del Fucino (naturalmente dopo il prosciugamento) e soprattutto delle Valli del Vomano e del Tordino nel Teramano. E’ tutto cio’ che spiega molte delle caratteristiche delle "cucine" abruzzesi.
La conseguenza delle nostre riflessioni conduce alla constatazione che non si puo’ parlare di una cucina abruzzese regionale ma di tradizioni culinarie che ci pare corretto definire territoriali. E’ sulla base di questo principio che iniziamo il nostro viaggio nei territori gastronomici abruzzesi, partendo dalla cucina teramana che puo’ considerarsi la piu’ caratterizzata della regione.

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