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A' PAZ
Testo di Valeria Collevecchio

Una serie di iniziative a livello nazionale ricorda il decimo anniversario Giuseppe Fiduciadella scomparsa di un grande del fumetto italiano, che trascorse a Pescara presso il Liceo Artistico gli anni della sua formazione. Con un viaggio attraverso i ricordi di chi lo ha conosciuto come allievo e compagno, e le affettuose dediche di alcuni giovani disegnatori abruzzesi, Vario rende omaggio alla figura, quanto mai presente e attuale, del "papa'" di Zanardi

"Mi chiamo Andrea Michele Vincenzo Ciro Pazienza, ho ventiquattr’anni, sono alto un metro e ottantasei centimetri e peso settantacinque chili. Sono nato a San Benedetto del Tronto, Tanino Liberatoremio padre e’ pugliese, ho un fratello e una sorella di ventidue e quindici anni. Disegno da quando avevo diciotto mesi, so disegnare qualsiasi cosa in qualunque modo. Da undici anni vivo solo. Ho fatto il Liceo Artistico, una decina di personali, e nel ‘74 sono diventato socio di una Galleria d’arte a Pescara: Convergenze, centro d’incontro e di informazione, laboratorio comune d’arte. Dal ‘75 vivo a Bologna. Sono stato tesserato dal ‘71 al ‘73 ai marxisti leninisti. Sono miope, ho un leggero strabismo, qualche molare cariato e mai curato. Fumo pochissimo. Mi rado ogni tre giorni, mi lavo spessissimo i capelli e d’inverno porto sempre i guanti. Ho la patente da sei anni, ma non ho la macchina. Quando mi serve, uso quella di mia madre, una Renault 5 verde. Dal ‘76 pubblico su alcune riviste. Disegno poco e controvoglia. Sono comproprietario del mensile Frigidaire. Mio padre, anche lui svogliatissimo, e’ il piu’ Roberto Battestinigrande acquarellista che io conosca. Io sono il piu’ bravo disegnatore vivente. Amo gli animali, ma non sopporto accudirli. Moriro’ il sei gennaio 1984".
Aveva sbagliato di quattro anni e cinque mesi il pittore, fumettaro, vignettista satirico, scenografo, illustratore, cartellonista, costumista, scrittore Andrea Pazienza, alias Penthotal, alias Zanardi, alias Pompeo. E' morto il 16 giugno 1988. A 32 anni. Di overdose. Quel giorno, dieci anni fa, Paz e’ entrato nella leggenda.
E' difficile parlare di lui: l’unico incontro possibile con questo "mito" cosi’ controverso e’ con i suoi personaggi, e’ far parlare lui stesso attraverso i suoi salti da un segno all’altro: "Per fare il fumetto bisogna partire dal segno. Il segno e’ una metafora meravigliosa. Per me l’importante e’ non giocarmi un’univocita’... Posso, invece, contenere una serie di segni diversi: si puo’ avere un solo personaggio e farlo vivere in mille modi diversi, oppure mille personaggi e farli vivere in un modo solo oppure averne mille e farli vivere in mille modi diversi, che vorrebbe essere un po’ il mio caso".
L’univocita’ Emidio Giovannozzi. Clicka sull'immaginee’ la negazione di Andrea, che nella sua opera ha cercato in ogni momento di dar conto dell’estrema complessita’ insita in ogni storia, in ogni suo personaggio. Lui stesso e’ assolutamente indefinibile in modo univoco: era capace di disegnare e raccontare storie volgari, disimpegnate, crude e violente, nere, di droga, di sesso, di morte, e contemporaneamente narrava le immagini della sua infanzia e scriveva poesie tipo: "Donna e’ la mia ragazza, donna e’ mia madre e ti dico che riposare una testa sconvolta in un grembo conosciuto e amato e’ quanto di piu’ bello sia dato di vivere a un uomo dopo le sorgenti del Rio delle Amazzoni".
Luce e buio, giorno e notte, amore e odio, generosita’ e violenza, pura poesia e bassa materialita’: tutte anime che coesistevano in lui e che proiettava all’esterno di se’ attribuendole ai suoi personaggi, ai suoi eroi settantasettini: "Quando disegno un corpo io disegno o il mio antenato Arcadio Paz, o un corpo degradato, o migliorato, o flamenchizzato, o insensualito, ma sempre il mio corpo".
Il tema del doppio ricorre spesso nei suoi scritti: "Sono un giovane prete ilare, scherzosRaffaella Massacesi. Clicka sull'immagineo, complimentoso, che batte i tacchi, che ghigna a tutto spiano, capace di cattiverie povere, insulse, di paranoie galattiche sulle quali non tramonta il sole". Questa sua situazione la chiamava tipica dei "tudemochiei". "L’alternativa a questa situazione nacque quando mi spuntarono i primi baffi che io coltivavo moltissimo: la condizione Penthotal, baffuta, legnosa, piu’ estiva, asciutta, dinamica, virile, i primi successi decenti, le prime risultanze con le donne". Gia’, le donne, la sua ossessione: "In me scattano certi meccanismi laidi se parliamo di femmine. E' fantastica, veramente stupenda, la femmina e’ meravigliosa. Io ho una grande partecipazione erotica a cio’ che mi Nicola D'Angelo. Clicka sull'immaginesuccede intorno; proprio perche’ e’ cosi’ scatenata, non vale la pena di stare a descriverla per esteso".
Piu’ di tremila disegni, tanti quadri, passione iniziale poi quasi abbandonata perche’ "non ci potevo pensare che venivano comprati da farmacisti che poi se li appendevano in camera da letto", centinaia di "figli illegittimi" spirituali, che continuano a rifarsi alla sua scuola, di fumetto e di stile di vita: tutto questo ci ha lasciato Andrea Pazienza. Fedele alla sua affermazione:"Piuttosto preferisco essere libero, essere definito inaffidabile. Anzi voglio rimarcare la mia assoluta inaffidabilita’".
Si’, Andrea, sei stato assolutamente inaffidabile, perche’ ci hai lasciati orfani di un’indispensabile guida negli incubi, nelle paure, nei sogni di un’intera generazione. Quella del famoso ‘77, e non solo lei.

 

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