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C'ERA UNA VOLTA UNA PICCOLA FINANZIARIA
di Fabrizio Gentile

Adesso ha superato il traguardo dei 10 miliardi di capitale sociale e punta ai 20. Si chiama Serfina. In pochi anni si e’ imposta per il suo dinamismo e le sue caratteristiche innovative. Ed ora, lancia una proposta "rivoluzionaria": riunire in un unico grande gruppo regionale le maggiori finanziarie abruzzesi. Con un occhio alla Fira e al sistema bancario regionale. E all’Europa.

La "svolta" giunse nel 1994. Era stata costituita nel 1990 da Cna e Confesercenti di Chieti per offrire servizi finanziari ed assicurativi ai propri associati. All’epoca, "Serfina" era un marchio che identificava la rete nazionale delle societa’ di consulenza finanziaria della Cna, nata per distribuire i prodotti finanziari ed assicurativi di Artigianfin e Unipol.
Quattro anni dopo la sua costituzione, si trasformo’ in societa’ per azioni. La rinnovata denominazione sociale esprimeva molto di piu’ che un solo cambiamento di forma societaria. Essa era il segno, concreto e simbolico allo stesso tempo, di un grande salto di qualita’: da societa’ in qualche modo "derivata" da un modello e una rete nazionali, a tipica struttura fortemente radicata nell’economia e nel mondo imprenditoriale, finanziario e creditizio abruzzese. Il progetto di sviluppo che stava alla base della trasformazione della societa’ piacque, e convinse alcune della maggiori imprese abruzzesi. Nella Serfina infatti entrarono la Banca Popolare di Lanciano e Sulmona , il gruppo Toto (del manager che con AirOne ha "osato" contrastare il monopolo Alitalia), la Wts (il Gruppo Walter Tosto, che ha rivoluzionato il settore produttivo dei serbatoi Gpl), la Sipes della famiglia Di Vincenzo (che spazia con successo in molti settori imprenditoriali), il Pastificio Del Verde (famoso nel mondo per la sua pasta prodotta a Fara S.Martino), la Cydena (l’azienda che imbottiglia l’aqua minerale Santa Croce), la Globo (azienda di Giorgio Losi, leader nel settore della commercializzazione dei materiali da costruzione), esprimendo, altresi’, un azionariato in tutti i settori economici e produttivi della regione (dalle Case di Cura alla gioielleria),infine coinvolgendo praticamente tutte le organizzazioni imprenditoriali: dai "soci fondatori" Cna e Confesercenti, alla Confindustria, Confapi, Confartigianato, Lega delle Cooperative.
Il 1994, con la trasformazione in spa e l’aumento del capitale sociale a 4 miliardi, fu un anno di svolta. "Ma - osserva Pietro Odoardi, presidente di Serfina- gia’ in precedenza avevamo dimostrato la nostra capacita’ di crescere e di radicarci nell’economia regionale. Nel ‘91, ad esempio, portammo il capitale sociale a 600 milioni coinvolgendo altre associazioni abruzzesi di Cna e Confesercenti, oltre quelle di Chieti, e le stesse "centrali" nazionali di queste due associazioni. Successivamente, mentre iniziavamo una prima, limitata attivita’ di erogazione diretta di finanziamenti, portammo il capitale sociale a 1 miliardo attraverso l’ingresso nella societa’ di alcuni imprenditori. Fu allora che diventammo a tutti gli effetti intermediari finanziari non bancari, chiedendo e ottenendo l’iscrizione all’apposito albo tenuto dall’Uic ". In pratica la societa’ si rendeva conto che le istituzioni creditizie e finanziarie locali iniziarono ad avere un approccio scollato dal territorio e quindi Serfina si inseriva agevolmente in tale mercato locale. Crescita rapida ma non improvvisa, dunque: e’ questo il senso della precisazione del presidente di Serfina.
Un concetto ribadito e ampliato da Fernando Tonelli, imprenditore metalmeccanico (la sua MVS e’ una delle maggiori fornitrici della Honda di Atessa), presidente regionale della Cna e vice presidente di Serfina: "Anche per quanto riguarda il ruolo della Cna e della Confesercenti, Serfina e’ sempre stata molto attenta a valorizzarne l’apporto e la funzione di raccordo con diffuse e importanti categorie produttive, come gli artigiani e i commercianti. In questo modo Serfina ha ribadito e consolidato la sua "filosofia" di fondo: operare nel settore finanziario e creditizio mantenendo pero’ uno stabile e stretto legame con la economia reale, solo fondamento di una finanza sana e apportatrice di sviluppo".
Oggi si puo’ affermare a ragion veduta e risultati alla mano che Serfina, da piccola societa’ di servizi finanziari, con la sua capacita’ di aprirsi a soggetti diversi dai "soci fondatori" e di sviluppare una accorta e lungimirante politica di alleanze, e’ diventata la maggiore struttura finanziaria e creditizia parabancaria dell’Abruzzo. Ma la societa’ non intende "dormire sugli allori", i suoi obiettivi sono sempre piu’ improntati a una ragionevole ambizione. Entro il 1998 sara’ completato l’aumento del capitale sociale alla ragguardevole somma di 20 miliardi, gia’ sottoscritto per 10 miliardi con l’ingresso di nuovi imprenditori: la Cantina Tollo (la maggiore produttrice di vino abruzzese che non trasscura la qualita’ del prodotto), la Sogeda (azienda di Domenico Allegrino, che produce distributori automatici di caffe’ e bevande), la Dell’Aventino (di Nereo Dell’Aventino, produttrice di mangini), la Marrollo (di Calogero Marrollo, capannoni industriali e prefabbricati), e la Cassa di Risparmio di Pescara e di Loreto Aprutino, uno dei massimi istituti di credito della regione. Nel corso del ‘97 e’ stato collocato per intero un prestito obbligazionario di 5 miliardi a 3 anni, da destinare prevalentemente a iniziative di partecipazioni societarie. Dimostrando notevole rapidita’ decisionale e operativa, Serfina ha gia’ acquisito alcune importanti partecipazioni: con l’Eurobic Abruzzo e Molise ha avviato una stretta collaborazione, culminata nella presentazione assieme a Fira, FinMolise e Bls la Banca Popolare di Lanciano e Sulmona di un importante progetto di "sovvenzione globale" di 50 miliardi; insieme ad Arpa spa e a Bimospa, societa’ del Poligrafico dello Stato, ha costituito la societa’ Sistema, societa’ per la gestione di servizi alla mobilita’ per il trasporto pubblico locale abruzzese (gestisce fra l’altro la biglietteria dell’Arpa e della Gestione governativa); ha acquistato una partecipazione in Tecnos, societa’ per l’innovazione tecnologica; ha acquisito una rilevante partecipazione del capitale sociale di Sima, una finanziaria a partecipazione Banca Popolare di Lanciano e Sulmona specializzata nella cessione del 5° dello stipendio. Infine Serfina ha acquisito il 38% della Dpf (azienda del gruppo Carraro, operante nella produzione di ingranaggi), acquisizione che ha consentito la realizzazione in Abruzzo di questo investimento.
La partecipazione della Sysfer-quality system (societa’ del gruppo Ferri, che si occupa di processi di controllo automatico attraverso la realizzazione di prodotti di alta tecnologia), la Rim (produttrice di camicie di seta di altissima qualita’, che conta tra i suoi clienti star di Hollywood, come Stallone e Schwarzenegger).
Una prima vera e propria operazione di merchant banking Serfina l’ha compiuta coordinando l’acquisizione del capitale di controllo di Reteotto. "Una operazione - dice Dionino Serano, vice presidente di Serfina - che ci ha reso particolarmente orgogliosi, poiche’ ha agevolato il risanamento finanziario di una emittente storica del panorama televisivo abruzzese, consentendo la salvaguardia di decine di posti di lavoro ed il rilancio di una importante voce dell’informazione regionale".
Nell’attivita’ di erogazione Serfina si sta sempre piu’ specializzando nei finanziamenti a breve, in particolare nelle anticipazioni e nel factoring, dimostrando grande flessibilita’ e capacita’ di adattamento alle variegate esigenze del proprio mercato di riferimento, composto prevalentemente da piccole imprese dell’artigianato e dell’industria. In coerenza con la sua regola di una rapidita’ operativa temperata da accortezza e cautela, Serfina nell’ultimo periodo ha avviato una prudente attivita’ nel campo delle fidejussioni e delle cauzioni, mentre si consolidano alcuni suoi "punti forti", quali il servizio di consulenza nel campo del leasing e in quello della legislazione agevolativa.
Ma qual e’ il segreto del successo di questa iniziativa?
"Il successo di Serfina -afferma Giulio Trevisan, giovane imprenditore ed esponente delle piccole imprese della provincia di Chieti- si spiega con la sua capacita’ di "intercettare" e interpretare un bisogno oggettivo dell’economia abruzzese: quella di una struttura finanziaria in grado di intervenire e di supportare le esigenze di sviluppo dell’imprenditoria locale, in termini di articolazione delle tipologie di credito, di consulenza e di interventi personalizzando gli stessi alle necessita’ aziendali e immedesimandosi nelle scelte operative delle aziende curando di esaltarne le risorse". Ma dalla nuova e funzionale sede teatina, un palazzetto del 600 in Largo Barbella, trapelano notizie e dettagli di un progetto davvero "alto" e ambizioso: creare in Abruzzo un’unica, grande finanziaria regionale privata mediante la proposta di aggregazione (o addirittura la fusione) rivolta alle altre finanziarie abruzzesi collegate alle associazioni imprenditoriali. Il raggruppamento potrebbe contare, per il solo effetto della fusione, su un capitale sociale di 30 miliardi che, dicono in Serfina, potrebbero diventare senza problemi 50 miliardi, per il prevedibile effetto di trascinamento. Una cifra consistente sicuramente sufficiente per svolgere il ruolo che l’operazione si prefigge: concorrere allo sviluppo dell’economia abruzzese reinvestendo il risparmio locale in capitali di rischio al sostegno di idee e progetti imprenditoriali di buone prospettive ma di insufficienti risorse finanziarie.
La nuova finanziaria si legherebbe cosi’ ad un ruolo dinamico, innovativo e propulsivo nel settore del finanziamento alle imprese, radicandosi nel sistema delle piccole e medie aziende ben piu’ di quanto non possano fare piu’ tradizionali servizi finanziari. Un "radicamento" prezioso per tener testa alla piu’ agguerrita concorrenza extraregionale.
Ma a Serfina non si nascondono che l’operazione potra’ riuscire solo a condizione di instaurare una funzionale e soddisfacente (per tutti) "interfaccia" con la Fira (la finanziaria pubblica regionale), con il sistema bancario operante in Abruzzo.
Insomma: brillante l’idea, ambizioso l’obiettivo, che per essere raggiunto ha bisogno del consenso non solo del mondo imprenditoriale abruzzese ma anche del ruolo politico e delle strutture sociali specialmente nel momento attuale in cui il terzo settore ha bisogno di una pregnante collaborazione per il suo decollo.

 

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