A Gessopalena i raggi del Sole illuminano La Morgia:
una roccia, una montagna ferita dalluomo e guarita da un artista.
Si puo, passando per infinite
complicazioni, arrivare alla conquista suprema, quella della semplicita;
mi pare questa la capacita, non la sola, si capisce, piu vera, piu
intrinsecamente vitale e nutritiva di un artista come Costas Varotsos, nato nel 1955 ad
Atene, considerato tra i protagonisti dellArte greca contemporanea.
Complicazioni sia concettuali (dellartista) sia piu propriamente ambientali
(la natura dove opera lartista).
Significativa a questo proposito, un vero e proprio exemplum, e lopera
"La Morgia", realizzata agli inizi del 1997 nella zona piu alta del
territorio di Gessopalena.
Questopera e stata fortemente voluta da Antonio De Laurentiis, ideatore e
promotore del progetto "Campagna dartista", in attuazione nel comprensorio
del Sangro-Aventino. Portata a termine con lintervento della Societa Italiana
Vetri di Venezia e la Bayer, fornitrice del silicone necessario ad incollare le lastre di
cristallo incastrate in cornici dacciaio.
Lopera, alta circa 11 metri e larga 20, porta a nuove e piu significative
conseguenze, senza peraltro alcuna statica radicalizzazione, il percorso che
lartista aveva gia incisivamente tracciato con opere come "Il Poeta"
o, ancora meglio, "Il Corridore".
Costas Varotsos usa come materiale delezione il vetro: come dire che e un
artista che lavora con la luce. "Noi ci proclamiamo signori della luce" amavano
ripetere i futuristi; e nellartista greco che ha amato e studiato Boccioni, e che in
alcune opere -una su tutte: Il Corridore- dichiara le tangenze con la dinamica futurista,
questa frase ritrova tutta la sua valenza piu alta e significativa.
Chi puo si rechi a Gessopalena e aspetti la luce dellalba davanti alla Morgia:
vivra unesperienza memorabile, rapito dallestasi e dallestetica,
che ripaghera del viaggio.
Il lavoro e costituito da lastre di vetro lunghe 2 metri, larghe 17 cm. con uno
spessore di 8 mm., poste a riempire laffossamento a cuneo formatosi sulla
sommita di una roccia alta 130 metri che appare come la punta di una lancia
preistorica che fuoriesce dal terreno, visibile a lunga distanza nel territorio chietino.
La Morgia (questo il nome della roccia) e stata deturpata dopo lultima guerra
in conseguenza dellattivita estrattiva di una vecchia cava. Ad essa sono
legate varie antiche leggende, come quella di Ercole (cristianizzata in Sansone) che vi
impresse il proprio ginocchio su una lastra calcarea purtroppo andata distrutta. Pur se
ben armonizzata col territorio nessun rapporto lega lopera di Costas Varotsos con le
sterili promesse della Land Art: questo lavoro e una carezza alla natura deturpata
dalluomo, una specie di riparo al danno prodotto, il vetro si trasforma in canto, ed
e un canto di speranza, di bellezza. Lopera darte e stata
realizzata con lintervento straordinario, per capacita e passione, del
costruttore locale Antonio Troilo e delle sue valide maestranze; non ammette spettatori
distratti, li annulla in un rapporto che, piu e oltre un dialogo, si trasforma in
rapporto che mette in luce la verita latente. Qui larte e davvero capace
di far avventurare lo spettatore in una ricerca di se stesso e delle sue
possibilita. Sembra di trovarsi dinanzi ad unopera simile alle piramidi o al
Pantheon per grandiosita e forza. Un poeta greco sicuramente caro a Varotsos,
Konstantinos Kavafis, ha scritto:
"Ma quello specchio antico gioiva adesso
e si gloriava di aver accolto in se
per qualche istante la perfetta bellezza".
A Gessopalena questi versi ce li avete davanti. Limpianto architettonico
(nellartista greco i legami con larchitettura sono evidenti e dichiarati) non
ha nessun scopo ornamentale, ne lambiente e "costretto" a far
da sfondo allopera stessa che entra a far parte di un processo di relazioni, di
rimandi assolutamente assimilabili.
Si parlava allinizio di semplicita che esclude loperazione anche da
qualsiasi strategia di mercato o intento museale e la include in una sorta di
"dinamismo universale", aperto a qualsiasi forma di utenza e capacita
interpretativa; caratteristiche, queste, che Varotsos aveva gia sottolineato
nellopera "Il Corridore" attualmente installata nella Hilton Square di
Atene, dove risulta splendidamente aperto il rapporto tra il senso di movimento
dellopera e il tessuto urbano, in una facilita e felicita di
comunicazione che rendono lopera genuinamente e veracemente popolare.
Questartista, che tra laltro ha vissuto in Abruzzo sette anni della sua
giovinezza (precisamente a Francavilla Al Mare), e stato presente in numerose
importanti mostre internazionali, tra cui la Biennale di Venezia 1995, e nelle gallerie
Leiman di New York, Persano di Torino, Ileana Tounta di Atene, LArco di Rab e
Sprovieri di Roma, Ruben Forni di Bruxelles ed altre.
In terra dAbruzzo, dove ha mosso i primi passi dartista tra la fine degli anni
settanta e i primi anni ottanta, e stato presente nel 1996 alla Biennale di Penne e
a Fuori Uso. Nel 1997 le sue opere sono state esposte a Citta SantAngelo nelle
mostre "Citta Aperta" e "La Bella Addormentata". Attualmente,
nel quadro del work in progress sulla Maiella "Campagna dartisti", e
molto ben allestita nel castello medioevale di Roccascalegna la prima mostra antologica di
Varotsos in Italia, in cui si innalza la poetica che da sempre ha accompagnato il suo
percorso artistico, segnato soprattutto dalle grandi installazioni "in situ".
Cosi chiaro eppure cosi allusivo, laico dai connotati mitici e a volte fisici,
vale per Costas Varotsos cio che Boccioni scriveva nel 1908 nel suo
"diario":
"Sono per tutto cio che
e grandioso, sinfonico, sintetico"
e, piu avanti:
"Non posso chiudere senza una preghiera allignoto".
Preghiera, aggiungiamo, che e anche e soprattutto un messaggio di
speranza per luomo, di fiducia nelle sue possibilita.
Sulla Morgia ora sembra risplendere locchio di un dio a vegliare le sorti del mondo. |