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4 donne
Antonella De Paolis
di Daniela Peca

Per vent’anni ha fatto la mamma e la moglie, poi ha deciso che era ora di pensare anche a se stessa. E ha tirato fuori la sua carta vincente: un mondo interiore colorato di passioni, sensualità, schiettezza. Un mondo che lei ha tradotto in versi e sparso nell’aria in “Frammenti di donna”, come il titolo della sua prima raccolta di poesie. Insieme alla poesia Antonella De Paolis ha scoperto se stessa. «In effetti ho solo scoperto di valere qualcosa -precisa- perché le poesie le ho scritte nel corso degli anni trovando in esse un rifugio alla mia ricerca di sensazioni, di emozioni». Versi quasimodiani li definisce il critico Tito Rubini, dove il più delle volte si avverte, palpabile, una sensazione erotica che sublima certe ipocrisie e paure: “Gran puttana, la vita / ti porge le anche umide di orgasmi / poi d’improvviso ti presenta il conto / insieme al tuo seme t’ha succhiato i sogni”. Antonella De Paolis, quarantacinque anni, fisico da indossatrice, è una splendida signora dai lunghi capelli corvini. Parla con ardore di ciò che sente pur nella sua estrema educazione e naturale discrezione. «Avevo cominciato a studiare psicologia -racconta lasciando da parte l’iniziale timidezza- ma poi mi sono sposata e dopo un anno è nata Alessandra.. Allora il sogno di continuare l’ho messo nel cassetto. In compenso divoro libri e non credo che una laurea mi arricchirebbe di più». 
Antonella, nata a Roma ma aquilana di adozione, ha un marito “di un certo peso”: è legata infatti da venticinque anni a Gianfranco Volpe, da sempre presidente dell’Ordine dei Giornalisti d’Abruzzo e capo redattore del quotidiano Il Tempo a L’Aquila. «Ci siamo conosciuti in casa di amici, ci siamo innamorati e sposati molto presto. Ho cominciato a scrivere senza dirgli nulla: temevo il suo giudizio, anche perché le poesie non le ha mai apprezzate». 
Sorride ripercorrendo con la mente il momento in cui ha rivelato al marito la sua passione nascosta. «Ho avuto il coraggio di recitargli dei versi al ritorno da un veglione di fine anno. Lui mi ha chiesto meravigliato: ma perché scrivi queste cose? Si sentiva un po’ escluso da una parte della mia vita ed ha voluto sapere tutto. Dopodiché è scappato da Marino Solfanelli e in poco tempo il libro è stato pubblicato. Mi sono ritrovata in un circuito lusinghiero all’improvviso. Il critico Vittoriano Esposito mi ha anche inserito in antologia». Ma come ci si sente ad essere “la moglie di...”? Sono più i vantaggi o gli svantaggi rispetto alla carriera lavorativa? «Ora che sono convinta di me, delle mie potenzialità, il suo blasone mi pesa meno. Non credo che la posizione mi possa avvantaggiare perché Gianfranco si sente sempre un vetrino al microscopio e quindi io devo stare attenta alle critiche». Antonella collabora con Il Tempo occupandosi di libri, cultura, spettacoli. Ama il contatto con la gente e giudica il capoluogo abruzzese una città chiusa dove impera l’individualismo esasperato: «Mi ci sono sempre sentita stretta, anche se l’adoro». 
Lei e Gianfranco hanno in comune un’educazione severa, dai Gesuiti e sono nati lo stesso giorno dello stesso mese (il 7 luglio) ma con dieci anni di differenza. «Io sono riservata, ho pudore, ma sono anche forte e combattiva, segno del sole, aperta nei confronti degli altri. Gianfranco è un accentratore, appartiene alla cultura aquilana. Tiene molto alla forma. E’ un uomo d’azione, organizzatore, ansioso. Lo definisco spesso un uomo del 3000. Io, invece, ho i sentimenti dominanti, li assaporo di più, non li brucio subito. Ho una crosta dura, ma dentro sono un vulcano». 
Per Antonella la poesia non è un hobby, ma una dimensione di vita. Ci tiene a dire di essere stata “adottata” poeticamente da un’anziana amica, scrittrice di romanzi, Milanese ormai da sessant’anni a L’Aquila. «Sono convinta che tutti i sentimenti, le passioni di millenni siano ancora intorno a noi. Il poeta raccoglie i messaggi e li racconta ad altri. E’ qualcosa che si scopre, non si inventa».

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