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Fiorella Gentile
di Fabrizio Gentile

Lo scorso Natale in libreria è uscito “Dreamers”, un volume che racchiude pensieri e storie dei più importanti esponenti della cultura beat americana: Kerouac, Ginsberg, Ferlinghetti, Corso… «Odio vederli così, impacchettati e “archiviati” come a volerli relegare nel passato, come per chiudere il capitolo. Non è vero che i sognatori non hanno cambiato niente». Fiorella Dorotea Gentile, un volto sorridente circondato da riccioli dorati, si scaglia contro i mass media che costantemente educano al cattivo pensiero: «Sembra che un sognatore sia un utopista, ma non è così. Tutti abbiamo la capacità di realizzare il sogno che siamo». E noi e i nostri sogni sono il tema della mostra fotografica di Fiorella Gentile, due pannelli per quaranta foto in bianco e nero, esposte alla Galleria Nazionale d’Arte Moderna a Roma, dal titolo “Imagine (your dream) you are (your dream)”. 
La testimonianza di un evento: la veglia funebre in onore di John Lennon organizzata in Central Park, N.Y. il 14 dicembre del 1980, sei giorni dopo la sua morte per mano di un ammiratore. Ma anche la testimonianza di un messaggio, tutto nel titolo della mostra: immagina di essere, immagina il tuo sogno, tu sei il tuo sogno. «Credo nei giovani, i giovani hanno sempre avuto ragione, e sbaglia chi dice il contrario. La Galleria è piena di opere che tutti ammiriamo: non una di queste è stata realizzata da un vecchio. I grandi artisti, Caravaggio, Michelangelo, erano giovani quando realizzavano i loro capolavori. John Lennon è riuscito ad abbattere tutti i muri: piace ai ragazzi, ai trentenni, agli adulti e agli anziani. In tutti questi anni sono caduti tanti muri, fisici e mentali, ma quello che ancora non cade è il muro tra le generazioni. Tutti possiamo realizzare il sogno che è in ciascuno di noi, superando i muri, limiti che ci vengono imposti dalla cultura del disfattismo, dalle nostre radici, dalla società e spesso dal luogo in cui viviamo». 
Fiorella lo ha fatto, a diciotto anni, andando via da Pescara per studiare a Bologna: «Spesso le ambizioni di una persona vengono liquidate con due battute ironiche. Non ho nulla contro l’ironia, ma bisogna saperla usare: ciò che “fa accadere le cose” è magico, quello che impedisce alle cose di accadere è diabolico». E dopo la laurea in lettere, il solito iter di ogni bravo neolaureato: domande e curriculum diffusi un po’ ovunque. «Finché arrivò un mio amico a propormi di scrivere un articolo per il giornale che suo zio stava realizzando. Si chiamava Supersound, era una rivista musicale, e la musica era (ed è) la mia passione. Iniziai con un articolo sui Pink Floyd, e dopo passai alla redazione di Ciao 2001». Una carriera come giornalista rock, che tra varie collaborazioni anche con quotidiani nazionali la portò nel mondo della radio: «Un giorno arrivò Paolo Giaccio, che con Carlo Massarini curava una rubrica radiofonica musicale, Pop Off. Cercava una donna con specifica competenza sul rock: feci un provino incentrato –guarda caso- su un confronto tra Beatles e Rolling Stones, e mi accettò. Feci quel programma (un’ora a settimana) mentre continuavo a fare la giornalista rock, per circa due anni, poi mi stancai, e smisi». 
Il caso volle che negli studi di Via Asiago dove si registrava il programma lavorasse anche Renzo Arbore: «Parlandomi mi disse, scherzando, che ero rappresentante di una nuova generazione che l’avrebbe soppiantato, e poi mi ha integrato completamente ne “L’altra domenica” (dietro mia precisa richiesta, peraltro), e lì sono stata nominata responsabile per il settore musicale della trasmissione, e ho incontrato tutti i maggiori esponenti del rock, italiani e stranieri: Ringo Starr, Paul Mc Cartney, David Bowie, John Mc Laughlin…» Dopo Arbore, altra radio (“Radio anch’io” nel prime time Rai) e altra televisione, «un programma con la Raffai del quale feci il numero zero, ma non mi piaceva, e nonostante fosse ben pagato, lo lasciai». 
Quindi, New York e la serie di straordinarie coincidenze: «Avevo tutto da guadagnare a lasciare l’Italia: per me che avevo fatto il “gran rifiuto” in Rai -e credevo che non mi avrebbero più fatto lavorare- andare a New York rappresentava una sfida, così in fretta e furia feci i bagagli. Presi con me anche un disco, “Double Fantasy”, l’ultimo di Lennon e Yoko, e quando arrivai all’aeroporto mi sentivo in un trip, ancora stordita dal viaggio e schiacciata sotto quei grattacieli. La famiglia di amici che mi avrebbe ospitata in quella casa di Central Park West deve aver avuto l'impressione che avessero depositato in casa una bomba, non un ospite. Ero arrivata, avevo dimenticato una valigia all'aereoporto, quindi telefonato ad un amico, uscita di nuovo... andata, ritornata... A questo punto suona il telefono: è un'amica di famiglia, che abita pochi isolati più in là... e telefona sconvolta (e perchè telefona proprio lì?) per dire che stava andando a comprare le sigarette e... hanno sparato proprio adesso... hanno sparato a John Lennon». Allora si mise subito in contatto con un gruppo di amici italiani, gli Skyriders, i quali avevano rapporti con la terza rete Rai, che diede l’ok per la produzione di un video (dal titolo “We love you John”) sulla veglia del 14 dicembre, che venne affidato alla regia di Fiorella. Il resto è tutto nelle immagini in bianco e nero esposte all’interno della Galleria: volti disperati, arrabbiati, tristi, sorridenti, che sembrano dire tutti la stessa cosa: abbiamo un sogno, non uccidetelo. 
E il sogno di Fiorella? «Fare esattamente quello che faccio, ma anche sperimentarmi in cose nuove. Io sono qui alla Galleria Nazionale, e sono grata di questo, ma non è il traguardo: è una tappa della mia vita. Credo che John Lennon volesse fare questa mostra, e mi sento un tramite. Ecco perché mi piace il mio lavoro. Ora curo un programma per Rai International dal titolo “Grande anima italiana”: ritratti di personaggi famosi e non, che sono puro esempio di italianità, e si tratta di interviste che saranno trasmesse in America. Più che stare in Italia o a New York, mi piace essere in mezzo, al confine, fare da tramite; è bello quando il tuo interesse e quello degli altri coincide, perché ti senti parte di un tutto, un meccanismo più alto che ti pilota».
Il viso sorridente di Fiorella Gentile comunica serenità. Sembra proprio una persona felice: «Lo sono nella misura in cui la felicità si costruisce giorno per giorno, combattendo contro la tendenza alla infelicità che giorno per giorno ci mette in difficoltà, e ci impedisce di realizzare i nostri sogni».

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