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Gente di Teramo
a cura di Marcello Maranella, Daniela Di Falco e Fabrizio Gentile

Ma che cos’è tutto questo lamentarsi di Teramo? O teramani, ma che v’ha pijt’? Certo, io sono uno di quelli che se n’è andato, e parla facile perché tornava solo a godersi ogni maggio “li virtù” dai vecchi amici, ma che vi credete che altrove la vita è tutto uno sparo a colori? Io la forza del mio lavoro, l’essenza di quello che ho messo nelle mie canzoni in gran parte la devo a Teramo, alla gente tra cui sono cresciuto; il mazzo poi me lo sono fatto fuori, chi lo nega: da noi uno che scrive canzoni e suona la chitarra, soprattutto ai tempi miei, era fregato in partenza . Mio padre poverino veniva commiserato come uno a cui era capitato un figlio scemo : eh, ch vu’ fa, j’a scit sturt . Tutto vero, però porca miseria, mo’ avast’! E’ pure passata una generazione, e io sento ancora le stesse lamentele, come se a Teramo davvero tutto fosse solo sbagliato, e irrecuperabile, per di più. Tatì, tirate fuori le palle e fategli vedere chi siete . Come a chi?! A voi stessi, no?

Ivan Graziani

1 • Antonio Di Loreto, operatore e produttore video
Nascere a Teramo è come pescare il cinque a settemmezzo. La cultura a Teramo è come la sua economia: non si produce nulla ma circola, quando circola, quella d’altri. Mi piacerebbe che diventasse una città in cui si producessero più cultura e più business…senza farsi il mazzo, di carte.

2 • Antonella Collevecchio, insegnante di musica
Teramo è il girone degli Ignavi di Dante: tutto passa sopra le loro teste , tutto va bene, il motto del teramano è “ tutt’a post’ ”. E in effetti qui c’è quasi tutto, manca solo la vita. C’è più gente nel mio condominio di quanta ce ne sarebbe a piazza Martiri se sbarcassero gli extraterrestri, o per il primo concerto dei Beatles riuniti dopo trent’anni. 

3 • Giustino Ciarrocchi, commerciante
Teramo è una foto in bianco e nero, sbiadita, ma senza il fascino del passato, dell’antico. Se i giovani si confrontassero di più con i loro coetanei di altre città, con realtà anche simili ma più vivaci, forse loro sì potrebbero trovare finalmente il pennello e i barattoli per dare una bella colorata a questa città.

4 • Francesca Di Nicola, Agente immobiliare
Vivere a Teramo è come viaggiare su una carrozza del ‘700 alle soglie del 2000, in compagnia di viaggiatori che non hanno nessun interesse per il panorama in continua evoluzione. Mi piacerebbe che questa città si confrontasse di più col resto del mondo, vorrei non sentire così forte questa sensazione di isolamento. 

5 • Rita Di Ferdinando, Relazioni esterne T.E.A.M.
Bella senz’anima, è questo per me la mia città. L’anima persa è la coscienza sociale, l’impegno, la consapevolezza del valore del proprio territorio da parte di chi lo vive. Io non credo che i teramani non amino Teramo, devono solo riuscire a superare la propria innata indolenza e tirarle fuori l’anima, prendendosene cura come di un patrimonio che appartiene singolarmente ad ognuno.

6 • Maurizio Cocciolito, presidente Società dei Concerti “Primo Riccitelli”
Teramo è purtroppo il brutto anatroccolo. Ha un ruolo di secondo piano in un contesto provinciale di cui è invece il capoluogo. E’ come se non avesse più una personalità, l’autorevolezza per coagulare intorno a sé i fermenti culturali di un tempo. Forse perché si riduce sempre più il numero dei teramani Doc? Comunque sono ottimista, e sicuro che il cigno verrà fuori al più presto.

7 • Serafino Taddei, editore
Teramo se fosse una persona sarebbe un impiegato medio, soddisfatto del poco che ha per incapacità e paura di essere qualcosa di più. Mi piacerebbe che Teramo fosse una città di mare, con una identità più spiccata e varia, con un orizzonte più ampio, che accogliesse la diversità di chi vi approda di passaggio o per restare.

8 • Barbara Di Francesco, tecnico stampa Kodak
Teramo è un luogo di paradossi, ha le dimensioni di un paesone, ma molti svantaggi di una grande città. Teramo è anche un posto da cui vai via due volte: la prima vai fuori a studiare, poi dopo essere tornato pieno di speranze e di qualcosa in più da offrire alla tua città, te ne vai un’altra volta per lavorare perché qui, al di là del pubblico impiego, c’è il deserto.

9 • Pino Papa, Medico
Teramo è una barriera corallina, devastata esteriormente dallo sfruttamento selvaggio dell’uomo, ma dentro ricca di vitalità, di forza rigeneratrice. I problemi e le difficoltà di Teramo sono per lo più legati al fatto che tutti ti conoscono, tutti sanno dove sei e cosa fai, ma c’è un grosso risvolto positivo, quelle delle amicizie forti e del calore che la gente di qui sa comunicarti.

10 • Alessandra Striglioni, Avvocato
Teramo è “Il sabato del villaggio“, ovvero l’aspettativa delusa. Ci si cresce dentro, e alla fine ci si abitua anche, a questo terribile senso di irrealizzato, alla frustrazione delle opportunità sprecate. Gli effetti negativi di questo “non essere” sono evidenti in tanti settori: questa città è da troppo tempo compressa sotto la propria pigrizia: sarà ora di cominciare a svegliarsi e darsi da fare per “essere”.

11 • Pino D’Ignazio, esercente cinematografico
Parafrasando Sardella: “’Na canostra de ciatté”, un cesto di lumache. Vista dall’alto della Specula è proprio così, luci ed ombre ad intermittenza che appaiono e scompaiono in una verve vitale e misteriosa, sonnolenta e dinamica. E’ tutto e niente mentre il Sogno -nostro- paesano e metropolitano conserva tutto il fascino del Vero e dell’Autentico. Ti amo, mio piccolo canestro.

12 • Maurizio Di Franco, operatore culturale
Una bella donna mal vestita: una bellissima città arredata male, il vestito che porta non è della taglia giusta. Vorrei che fosse più come una madre per i propri figli, a giusta misura e dimensione: che trasparisse dalla città un amore per i cittadini che ora non c’é.

13 • Mariella Converti, attrice
Teramo è un treno che corre verso il nulla. I teramani sono sempre attenti all’esteriorità, inseguono falsi valori. Mi piacerebbe che fosse come una bella signora, che non avesse paura delle sue rughe e che si ricordasse che la sua giovinezza è passata ormai da tempo.

14 • Paola Passino, insegnante
E’ la vecchia credenza della nonna, alla quale sono molto affezionata. E’ piena di oggetti cari, ma molto spesso è ristrutturata da dilettanti. Io la vorrei vedere lucidata a cera naturale, stuccata a dovere e collocata nell’angolo giusto.

15 • Dorotea Mazzetta, presentatrice Tv
Teramo è come un imbuto dove tutti quelli che ci sono convergono verso un unico punto: c’è una forte omolo-gazione, un appiattimento di pensieri, idee e comportamenti. Sarebbe bello rovesciare questo imbuto: da origini comuni si avrebbero persone, comportamenti e idee diversi fra loro.

16 • Nicola Negro, responsabile sanità Reg. Ab.
Teramo è un mare sempre in calma, dove non tira mai brezza e non c’è mai una tempesta. La tempesta è qualcosa che ti fa amare e rispettare il mare. Ma i Teramani non amano la loro città. Ci vorrebbe più brio, più azione: risvegliare le tradizioni, riappropriarsi del proprio patrimonio culturale, riscoprire ed essere gelosi di tutto ciò che di bello c’è stato.

17 • Armando Di Antonio, fotografo
E’ una “Bella” Addormentata nel bosco. C’è un incredibile immobilismo, sembra sotto un incantesimo. Io vorrei che passasse un Principe Azzurro a svegliarla. Ma siccome non è proprio bella, temo che a vederla scappi. Anzi, chi lo sa, forse è già passato...

18 • Carla Piantieri, attrice
E’ una fanciulla che dorme saporitamente e non ha alcuna intenzione di svegliarsi. Per fortuna ci sono ogni tanto dei diavoletti che la scuotono. Vorrei però che fosse una ragazza ‘sprint’, viva, dinamica, con gli occhi e le orecchie sempre spalancate.

19 • Antonio D’Amore, giornalista ed editore
Teramo è il luogo geografico, sospeso tra Giulianova e Prati di Tivo, dove abitano i “non è”: non è piccola né grande, non è ricca né povera, non è tranquilla né confusionaria, non è noiosa né divertente... insomma Teramo “non è”. Perché ci vivo? Perché ha l’atmosfera della casa della nonna, un po’ sfasciata, col divano sfondato e l’odore del liquore d’anice, ma calda, accogliente, familiare. Vorrei che “fosse”!

20 • Elisabetta Di Carlo, giornalista
Per me è come un televisore in bianco e nero: non offre niente e consente una visione della realtà solo in toni di grigio. Certo sarebbe più bella se somigliasse ad un vaso di margherite, colorato, allegro, in grado di offrire a tutti opportunità e sbocchi.

21 • Silvio Araclio, direttore SpazioTre
E’ un buco cieco dove qualcuno ha la luce o cerca di vederla, e in molti fanno tutto in(consapevolmente) per spegnerla. Io vorrei che non avesse il fiato corto, che respirasse in modo ampio, e che avesse dei tempi di intelligenza musicale. E che provasse qualche volta a volare sopra le sue disattenzioni.

22 • Filippo Flocco
Teramo è “le virtù”: un’accozzaglia di elementi non eccezionali singolarmente ma che insieme fanno qualcosa di unico e irripetibile. Deve restare così, non la cambierei con niente al mondo.

23 • Francesco Torretta, agente di viaggi
E’ un sogno che non si è mai realizzato: penso alle immagini di una volta, a quello che non è stato conservato e valorizzato come meritava. Vorrei tuffarmi nel passato e riprendermi emozioni e immagini che sono state perse, cancellate dalla nostra ignavia.

24 • Gianni Massetti, capo uff. stampa Un. TE
Teramo è un baricentro ideale tra Marche, Abruzzo, Umbria e Puglia: un luogo ideale per vivere ed esercitare la propria attività, c’è grande senso dell’equilibrio.
Vorrei che fosse un cubo, mi dà l’idea di qualcosa di solido e perfetto.

25 • Gabriele De Luca, edicolante
E’ un uomo in caccia, sempre alla ricerca del pettegolezzo, delle cose nascoste e proibite. Un concentrato di mentalità provinciale, ha pochissime possibilità di emergere. Dovrebbe smettere i suoi abiti da Cenerentola ed assumere il ruolo che merita.

26 • Geggè (Eugenio Martino), collezionista di fumetti
Teramo è una pignatta, una conca, circondata da colline. Non so se è colpa sua o delle colline, ma non riceve influenze dall’esterno e resta sempre uguale a se stessa. La vorrei come una caraffa di birra, spumeggiante e trasparente, dalla quale il liquido esce, non arriva solo a metà: debordante.

27 • Walter Costantini, responsabile Informagiovani
Teramo è un dormitorio pubblico dove ci si aggira con la lanterna per trovare posti liberi. Non è frizzante né vivace. Ospita tante realtà, vive molto di giorno ma quasi per niente di notte. Dovrebbe essere come un labirinto con una segnaletica colorata, dove ogni segnale conduca le varie realtà in un unico punto centrale.

28 • Antonio Di Domenico, ristoratore
E’ come una grande vite su un grande suolo, con un microclima tutto particolare. Il frutto c’è ed è buono, ma non è al meglio delle sue possibilità. Se fosse un mollusco non dovrebbe chiudersi nel suo guscio, ma allungare i propri tentacoli così da non lasciarsi sfuggire nessuna occasione di cacciare le prede.

29 • Giammario Sgattoni, giornalista
Teramo è una lunga memoria, una volta maculata di verde e di capolavori, magari umili nella loro compattezza, nello stare accalcati nel loro fiato umano, ma qui e là sublimati da scatti d’orgoglio, di bellezza e di nequizie; oggi purtroppo un trantran omologato a una regione e ad un Paese illusi di godimenti e di fervore ed invece immiseriti in una quotidianità pede-stre, nella quale i sogni e le accensioni umane sono sempre più vilipesi, e si cerca giorno dopo giorno la tavola che ci sostenga nel mare in burrasca.

30 • Roberto Pagano, grafico pubblicitario
E’ un Nirvana, uno stato di semi incoscienza nel quale si sta anche bene; i giovani forse ci stanno male ma la maggioranza delle persone non soffre di questo torpore. Direi che è un bradipo, che non soffre della sua inattività. Vorrei che fosse un castoro: ha in sé iniziativa, operosità. 

31 • Lucia Fiore, grafica
E’ un minestrone di cose buone dove però manca sempre qualcosa e purtroppo i teramani si concentrano solo su ciò che manca. Però è a misura d’uomo: c’è disponibilità, amicizia. Dovrebbe essere come un arcobaleno, cioè colori diversi che riescono a coesistere in armonia.

32 • Paola Di Felice, direttrice del museo archeologico
Teramo è una Ferrari non ancora messa a punto per partire e andare nella direzione giusta. Al di là della staticità è una città piena di energie vitali tenute a freno. Sembra un deserto, ma ha un suolo fecondo, non sterile, ed è questo che mi spinge a lavorare. Vedo un futuro ottimista, legato sicuramente ad un grosso impegno per far partire la Ferrari o fertilizzare il deserto.

33 • Luciano Paesani, regista
Teramo è una straordinaria occasione perduta di perpetuare una cultura e una storia che hanno pochi riscontri in tutto il centro sud. In particolare penso alla musica: nei primi 15 anni del ‘900 a Teramo fu istituita la prima orchestra sinfonica del centro sud e Teramo non ha ancora un conservatorio. In compenso, nel ’58 è stato abbattuto il teatro comunale. Mi accontenterei che tornasse ad essere quella che era negli anni ’60, ed è una ben magra consolazione.

34 • Gigi Ponziani, bibliotecario
Teramo è un burattino senza testa e con i fili recisi, accasciato su se stesso. Non esiste a Teramo un ceto pensante, si vive un senso di impoverimento generale della città sempre più insopportabile. Come ricostruire la testa di questo povero burattino? Non c’è nessuna fatina perciò secondo me è il caso che i teramani si diano da fare, smettendola di piangersi sempre addosso.

35 • Carlo Antonetti, avvocato, general manager Teramo Basket
Teramo è un vulcano spento da anni da cui, però, comincia a zampillare fuori qualche lapillo. Vorrei che il tappo del vulcano saltasse, portandosi via tutto il pessimismo e la pigrizia dei teramani, lasciando scorrere finalmente l’entusiasmo sopito e anche un po’ di spavalderia, che non guasta mai, per riprendere il coraggio di scendere in campo in prima persona. 

36 • Fulvio Fuina, musicista e scrittore
Teramo potrebbe essere una regina a cavallo e invece è il cavallo, ha una incredibile tendenza a perdere le occasioni. Certo, è una città di provincia, con tutti i suoi ovvi limiti, ma basterebbe occuparsene, curarla, sfruttare le sue piccole risorse turistiche, insomma smetterla di fare le cose a metà e a caso, per rimetterla in sella . Forse.

37 • Claudia Di Battista, odontoiatra
Vedo Teramo come un puledro im-pazzito che si muove in ogni direzione e spreca le sue energie in modo dissoluto, inutile: non sa dove andare. 
Potrebbe essere una cittadina elegante, uno splendido cavallo arabo, promuovendo una sua funzione di richiamo culturale, con iniziative magari contenute ma ben organizzate, specializzate e tese a portare cultura e gente in città. 

38 • Sandro De Angelis, presidente del Comitato di quartiere di San Berardo
E’ un arcipelago, in cui le isole sono i quartieri, la vera energia vitale di questa città. Per me la città parte dalla periferia, è da li che si entra in città, è il biglietto da visita. Mi piacerebbe che l’arcipelago Teramo diventasse un’isola felice, ma per questo è importante impegnarsi tutti e non rinchiudersi in casa, lasciando che chi ci amministra decida sempre per noi, salvo poi lamentarci ad ogni occasione. 

39 • Giuliano Di Gaetano, regista TV Ambientalista
Cento giorni da erbivoro vissuti senza rischi, senza apparenti illusioni, in tranquillità, è il cammino che sembra tracciato per noi teramani. Nello scorrere del tempo, però, c’è tutta la nostra saudade, il rimpianto per quello che si vorrebbe ma non si riesce a fare a causa dei troppi, soliti condizionamenti… Ancora oggi, al ritorno da grandi viaggi reali o virtuali su Internet, ti senti rivolgere dai più saggi la domanda delle domande: “‘i magnàt ca’ ccos?”.

40 • Lalla D’Ignazio, giornalista
E’ una pellicola di Pietro Germi: lo penso ogni volta che attraverso, nell’ora senza ombra, questo piazzone dei Martiri con pretese di isola, ma vuoto di idee, e in giro ci sono solo uomini con cappelli, velo di barba, sigaretta appesa alle labbra, occhiali da sole tornati e ripassati di moda, sguardi che ti scattano addosso foto di famiglia per tre generazioni. Mi piacerebbe che questa città fosse invasa da africani, portatori di colori, movimento e danze tribali. 

41 • Piero Perpetuini, ristoratore
Teramo è una bottiglia di quello buono che non viene mai stappata: l’invecchiamento va bene, ma questa rischia di diventare imbevibile. Io non ci sto male, ma mi accontento. Credo davvero che il vino nella bottiglia sia buono, anzi non mi sorprenderebbe se a stapparla sgorgasse fuori dell’ottimo spumante.

42 • Pinuccia Bizzarri, docente universitario
Teramo mi fa pensare ad una persona asmatica, sempre ansante, affannata e in debito d’ossigeno. Non credo sia gravissima, insomma è ancora curabile, sono sicura che può farcela. Mi piacerebbe che fosse una città “polivalente”, una sorta di ottimo minestrone che raccolga ed esalti gli odori dell’ambiente, i sapori culturali, i colori della città, e tutti confluiscano in un sapore nuovo, unico.

43 • Lucio Del Paggio, presidente dell’ordine degli avvocati di Teramo
E’ un bel libro che pochi sfogliano. La sensazione un po’ generale è che questa città esprima forme, contesti e qualità di vita sottodimensionati rispetto alle sue potenzialità. Mi piacerebbe che Teramo fosse una grande sala da concerto dove ascoltare ottima musica, di cui si potessero captare anche le note più sottili e delicate. 

44 • Sandro Melarangelo, Pittore e direttore artistico di Teramo Nostra
Teramo è un quadro polimaterico di contrasti tonali e di incongruenze. Mi piacerebbe che fosse come una cornucopia, sorretta da una dea non bendata, che sapesse indirizzare le ricchezze che ne escono a chi le merita.

45 • Gianni Giovannucci, vice presidente C.A.I.
Teramo è una casa immersa nel verde con una finestra aperta sul mare e un’altra aperta sulla montagna, una casa molto bella ma vissuta male da chi vi abita. Un impegno per l’ambiente può essere una grande risorsa per la città, ma intanto questa bella casa va in rovina. Vorrei che fosse più rispettata e curata dai suoi abitanti.

46 • Marisa Mattiozzi, pranoterapeuta
Teramo è l’acqua cheta, che in superficie si ostina ad apparire calma, ferma, “pulita”, e invece sotto il pelo si agitano correnti che muovono acque torbide e melmose. E’ come indossare il vestito della domenica senza essersi lavati. Io vorrei davvero che l’acqua di questo stagno ridiventasse pulita, ma questo può avvenire solo ricominciando a captare la sorgente del cuore, a guardarsi in giro con amore.

47 • Gino Mecca, direttore didattico I°Circolo
Teramo la immagino come una culla, adagiata su un materasso in questa bella conca tra i fiumi; si muove, dondola continuamente. Dentro c’è un soggetto che cresce, che costruisce la propria vita e ne fa storia, ma deve essere aiutato, non basta limitarsi a cullarlo. C’è tanta gente che se ne sta occupando, che ha preso a cuore il pupo, perciò sono convinto che crescerà bene. Vorrei forse che la culla ricevesse una manutenzione costante, andrebbe oliata più spesso, ogni tanto cigola.

48 • Salvatore Bucciarelli, panettiere
Teramo è un gioiello messo in cassaforte: e chi lo vede tutto quello che c’è di bello qui intorno e in città? La città è piccola, non ci vorrebbe molto a restituirle lo splendore necessario per tirare fuori dalla cassaforte il gioiello e lasciare che venga indossato da tutti noi.

49 • Annalisa Casimirri, commerciante
Teramo è un adolescente che si affaccia al mondo e inizia a scalpitare, io la vivo così questa città controversa, mi accorgo che si sta svegliando, c’è più teatro, piccoli eventi culturali… Vorrei che l’adolescente maturasse nel modo migliore, acquistando anche quel po’ di autostima che ora gli manca.

50 • Fernando Aurini, esperto gastronomo
Teramo è una piccola incompiuta, tutto ciò che si intraprende resta sospeso, interrotto, e infatti la città si sviluppa caoticamente.Se vivesse una vita densa di contenuti morali, culturali e sociali sarebbe una splendida opera verdiana, traboccante di vitalità, appassionata, onesta e diretta.

51 • Carlo Ambrosii, benzinaio
Teramo è Pinocchio.Ha un sacco di qualità, però è bugiarda e falsa. La gente ama divertirsi, avere belle macchine, vestiti firmati, ma spendere soldi che non hanno: tutto fumo e poca sostanza.Sembra l’eterno paese dei balocchi, e invece vorrei che recuperasse un po’ di saggezza, magari ascoltando il grillo parlante: la sua vecchia coscienza.

52 • Annarita Valeri, impiegata
Teramo per me è un caldo e accogliente abbraccio nelle sere invernali. Mi ci trovo bene, mi sento protetta e al sicuro, perché è una città tranquilla e a misura d’uomo.Certo non sarebbe male un improvviso risveglio estivo: sfolgorìo di luci, musica e vita notturna.

53 • Donatella Ioannacci, studentessa
Teramo è una bella villetta nel verde, accogliente e tranquilla, a vederla da fuori.Ma entrando ti accorgi che mancano cose essenziali come il bagno o la cucina, e la cantina è piena di roba di valore lasciata lì a deperire.Vorrei che tutte queste cose fossero ripescate, ripulite e sistemate nel posto giusto, aiutando così la casa a recuperare il suo antico splendore.

54 • Mario Cerulli, direttore Ordine dei Medici
Teramo è una montagna piena di neve e con gli impianti di risalita fermi in piena stagione. Non solo vorrei che funzionassero, ma che la loro modernità ed efficienza, al pari delle bellezze naturali, attirasse torme di sciatori da tutto il mondo. 

55 • Guido Gambacorta, insegnante di Ed. Fisica
Teramo è un gregario, sempre pronto a seguire qualcuno che ha già fatto qualcosa prima di lui, e convinto di non saper fare di meglio.Siamo terra di facile conquista, bravi ad improvvisare e a depauperare patrimoni che molti prima di noi hanno arricchito. Vorrei che si pensasse di più ai bambini e agli anziani, al futuro e al passato.

56 • Guido Talarico, studente
Mi sembra che sia un vecchio orologio a pendolo impolverato, che funziona male, che si abitua lentamente al progresso e alle novità. Penso all’Università: poche offerte molto costose e difficili da utilizzare. Un ateneo così piccolo dovrebbe almeno facilitare i contatti tra studenti e docenti, invece manca anche questo. Se penso che questa città potrebbe essere un Rolex…

57• Piero Stirpe, architetto
Teramo mi fa pensare ad un ermafrodito: né uomo né donna, né carne né pesce. La vorrei più dinamica, più caratteriale, più definita cioé negli aspetti cittadini e culturali. Vorrei che fosse una città con le “palle”.

58 • Fabio Bonomo, mimo
Teramo è la Bella Addormentata in attesa del Principe Azzurro: siamo in attesa che qualcuno che ci venga a svegliare. Mi piacerebbe che tornasse ad essere come Milano o Roma negli anni Sessanta e Settanta, dove ogni scantinato o garage diventava un teatro.

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