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Giubileo e arte
Madonna che artisti!
Testo e foto di Valerio Ruggieri

“C’è gente di strada che per denaro mette sui marciapiedi Santi e Madonne e nessuno trova niente da ridire, anzi!”. Sembrerebbe un’allarmante notizia di cronaca di questi tempi ed invece vogliamo solo riferirci ai Madonnari, anonimi portatori itineranti di un’arte antica che non ha alcuna matrice cultuale anche se le tematiche rappresentate appartengono quasi sempre al panorama devozionale. E’ anche per questo che il loro lavoro è sempre accolto e seguito con interesse dai passanti ed è occasione addirittura di meraviglia per i più piccoli che di fronte a quei volti imploranti o benedicenti indugiano stupiti e si “segnano” spontaneamente.
I loro arnesi di lavoro sono i gessetti colorati preparati a volte anche artigianalmente, la loro tavolozza è la strada, il loro nemico più temibile è la pioggia. I loro gesti, così piacevoli da seguire, non hanno esitazioni nel tratteggio di quei volti ispirati e nelle finiture delle figure, mentre alle dita è affidato poi il compito di sfumare i colori per alleggerire un drappeggio o incupire un cielo, per creare ombre o pieghe delle vesti e quant’altro.
E’ notorio che anticamente, alle ricorrenze, i “santari” di Campli si spostavano in prossimità dei Santuari più frequentati per commercializzare i santini; anche i Madonnari hanno un loro collaudato itinerario devozionale che include, seppure parzialmente, anche la nostra regione. In Abruzzo non sono molte infatti le città che li vedono all’opera abitualmente, ma a Lanciano, da sempre, i Madonnari non mancano mai l’appuntamento settembrino con la Madonna del ponte ben sapendo che i tanti fedeli –locali e forestieri- che in quei giorni rendono omaggio alla Vergine Patrona della città, durante il loro festivo andirivieni lungo il corso principale, non potranno fare a meno di accostarsi al loro “affresco” ricompensandolo adeguatamente.
Abbiamo accennato al loro anonimato perché, in effetti, nessuno si chiede mai da dove viene o come si chiama quel nomade dall’abbigliamento incerto e dalle mani sporche che, curvo per ore sull’asfalto o sui marciapiedi, costruisce abilmente e pazientemente, per l’altrui suggestione, il suo Mantegna, il suo Botticelli o il suo Tiziano. Finita la festa, nessuno sa come e dove sia andato il madonnaro. A terra restano solo i segni del suo passaggio affidati al tempo, alle intemperie o all’incuria.
Nell’era degli Ordini e degli Albi Professionali, oggi anche i madonnari hanno una loro associazione di categoria: partecipano a raduni nazionali ed internazionali (a Mantova, a Camaiore e a Lanciano) con premi e riconoscimenti ufficiali e, se da un lato si è un po’ sbiadita la loro immagine nomade, dall’altro però si è finalmente affermata la loro dignità di vero genere pittorico. 
Il prossimo, imminente ap-puntamento giubilare sarà sicuramente una occasione straordinaria per il loro lavoro: li aspettiamo con simpatia nelle nostre città prima che anche questo non finisca, nel prossimo millennio, in uno dei tanti… siti Internet!

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