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a cura di Pierluigi D'Angelo

"Storie inevase" confidate in poesia

Una disciplina di intense emozioni pare accostarsi come freno, nei versi di Mira Colangelo, alla consapevolezza di non voler escludere dal vero i diritti della poesia.
Affinchè un giovane passato, quasi memoria del presente, possa appropriarsi del suo stesso spessore, l’autrice sente la necessità di trovare una distanza da quel vero, di comprenderne le ragioni, così come sente il bisogno di ricomporne la frammentarietà per scoprire sino a che punto logico quei frammenti si leghino tra loro.
E’ così che si compie il puro fluire delle sue storie inevase sul filo di un’ironia ed autoironia che avvolge in nodi leggeri i versi di “Valzer dei perchè”, di “Così”, di “Ancora”, come “Le parole delle parole” attraversate da improvvisi raggi di desiderio, pronti a svanire come indesiderate attese.
La raccolta di poesie edita da Cogecstre Edizioni-Esperidi, con presentazione di Igino Creati e copertina con disegno di Angelo Colangelo, segna una ulteriore tappa di verifica di un cammino nella poesia iniziato, diciannovenne, con la sua prima pubblicazione nel 1986.
Una poesia, la sua “attraversata un po' dal desiderio, un po' dal sogno”, espressa in una sintesi concettuale, figlia dei tempi, di profonda intensità e disinibita purezza mentale che la identificano con particolare valenza.


“Simboli d’arte nel romanico d’Abruzzo”

Gabriella Albertini, pescarese, realizza una poetica rivisitazione del romanico Abruzzese attraverso la narrazione del fantastico legato alla storia dei simboli nell’architettura di tante chiese d’Abruzzo come S. Maria Assunta di Bominaco, S. Pietro ad Oratorium, S.Giovanni ad Insulam.
Tali narrazioni storiche, raccolte nel suo libro “Simboli d’arte nel romanico d’Abruzzo”, edito dalla Ediars e presentato in Aprile ‘99, sono riferite a 60 soggetti simbolici personalizzati da 60 corrispondenti disegni eseguiti con il delicato e preciso tratto del suo stile ma fedeli all’originale.
Il periodo storico spazia dall’undicesimo al tredicesimo secolo ed è sottolineato dalla narrazione epocale di ogni singola figura simbolica, soprattutto la rosa e poi ancora il leone, il drago, il grifone, non tralasciando soggetti meno ricorrenti nell’immaginario della regione come la sirena, il lupo, l’asino, tutti elementi “tratti” al racconto dall’intreccio scultoreo di foglie, piante, animali, incroci, celati come in una fitta e segreta foresta pietrificata, nella quale potersi sempre più addentrare alla scoperta di misteri ancora celati, irresistibilmente attratti dal fascino un po’ oscuro di questa storia d’Abruzzo.


Da Quadri a Parigi

L’evento di questa primavera pescarese è sicuramente la mostra antologica dedicata a Tanino Liberatore, allestita nella galleria della Stazione ferroviaria di Pescara fino al 31 maggio.
Lo stile iperrealista di Liberatore, nato a Quadri 46 anni fa, è ben rappresentato attraverso le tappe fondamentali della sua carriera: dalla famigerata copertina del primo numero di Cannibale alla seconda apparizione di Ranxerox, dalle copertine per la RCA/linea tre alle magnifiche tavole della sua ultima fatica editoriale, “Le donne di Liberatore”.
L’esposizione è il fiore all’occhiello della seconda edizione del Premio Andrea Pazienza e Ivan Graziani organizzato dalla Cgil e dall’Associazione culturale “Gli alianti”. Quest’anno i vincitori delle tre sezioni (Fumetto, Racconto, Poesia/testo poetico per canzone) sono stati, nell’ordine: Roberta Piccolomini con “Non è ancora finito” (sezione Poesia); Andrea Linfozzi con “La guerra” (sez. racconto); Sara Patriarca con “Edgar, dove sei” per la sezione fumetto.Gli altri premiati nelle verie sezioni sono stati Vincenzo D’Aquino, Giulio D’Alessio, Francesco De Collibus, Loretta Di Geslao, Piergiorgio Paolinelli e Cristian Casadei, tutti giovanissimi.

Un Pinocchio speciale

E’ sempre difficile mettere in scena uno spettacolo teatrale, immaginarsi le difficoltà quando ad andare in scena non sono attori professionisti ma attori portatori di handicap mentale, provenienti da otto paesi diversi.
Questo “miracolo” è riuscito grazie alla tenacia del regista Silvio Araclio e di un’équipe di medici che in quindici giorni sono riusciti a far convivere tra di loro ragazzi dell’area mediterranea ed a far imparare ad ognuno di loro la propria parte. Lo spettacolo “Pinocchio” svoltosi la sera del 26 Febbraio nello spazio “Il cubo” del Palagaslini ha visto la partecipazione anche di attori professionisti che hanno svolto un lavoro di supporto.
Chi era seduto in sala, come chi scrive, si è trovato spesso a bocca aperta nel vedere le capacità di mantenere la scena di questi ragazzi. Persone delle quali spesso si mettono in risalto i ritardi mentali ma ci si dimentica di fargli applausi o elogi. Applausi che sono giunti dal pubblico che in alcuni frangenti l’ha fatto a piene mani dimenticandosi che di fronte avevano persone con problemi.
La realizzazione dello spettacolo è stata curata dal T.S.A. (Teatro Stabile Abruzzese) e dalla fondazione Paolo VI. Dopo tanti anni di successi a livello nazionale ed internazionale il T.S.A. ha dimostrato di saper lavorare anche con i disabili.
Questo spettacolo ha dimostrato altresì che il disabile è in grado anche di fare l’attore.

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