Il
poeta della terra: Raffaele Fraticelli
Raffaele Fraticelli è ineffabile. Di lui si può dire che è voce. Voce calda,
appassionata, ironica, gentile, tagliente, sarcastica, tenera nelle sue descrizioni della natura e degli umili. "Ho cantato sempre lumiltà. Sono stato poeta della gente, delle piccole cose" dice il vivacissimo, modestissimo settantacinquenne signore che per oltre quarantanni è stato il formidabile Zi
Carminucce delle trasmissioni radiofoniche domenicali della Rai
(Pe la Maiella e Abruzzo Insieme). Un personaggio nato nel 44, quando alla fine della guerra mettemmo su una rivista in cui io facevo il cantastorie. E poi, parallelamente, lattività poetica, il dono della sensibilità che già a sedici anni gli faceva scrivere, quasi di getto, i primi versi di Arréte a lu
campe: Quande une è pinsierose o sta rraiate/dentre a la case ferme nce po
sta/arréte a lu campe fa na camenate/tutte lu panurame va guardà
/allòche sce ca passe ogne
tristezze/soltante a remerà che le bellezze. Poche parole che rendono, grazie al sapiente uso del vernacolo, la visceralità della gente dAbruzzo. Come poche sono le parole che Fraticelli stesso usa per descriversi, per raccontarsi: sembra che per lui la sua vita sia stata scandita da tre tappe fondamentali: la prima poesia (del 1940, pubblicata nel 1951), lo sdoppiamento in Zi
Carminucce (nato ufficialmente nel 1944 con le riviste Se la terra non ci fosse - Se tu credi nel destino di De Martino e
Tragnone), lingresso nella Rai - radio regionale per lAbruzzo diretta da Edoardo Tiboni con il programma Pe la
Majella con la partecipazione di Claudio Monticelli (1953). Nientaltro, trascurando così sette figli e tredici nipoti, una guerra, gli incontri con tante personalità, tra cui Mario
Pomilio, Virgilio Melchiorre, Ermanno Circeo, Mike Bongiorno, il Papa (che lo ha ringraziato anche privatamente con una lettera per la sua traduzione in vernacolo del Vangelo), il viaggio in Canada presso le comunità abruzzesi, i premi letterari, le pubblicazioni numerosissime, i poemetti religiosi in versi grazie ai quali viene continuamente chiamato per animare le ricorrenze più importanti. "Non mi piace apparire", dice il poeta. E la sua è una poesia silenziosa. Si muove in punta di piedi, senza far rumore, Tra lume e lustre, come il titolo di una sua raccolta. "Attento osservatore, anzi curioso osservatore delle cose della gente, dei modi di dire e di certe espressioni caratteristiche. Lo scrittore Virgilio Orsini mi raccomandava questo: sii poeta della gente: canta lu core, la galline,
luovo"
F.G.
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Lu silenzie
Oh, lu silenzie
gna se va arrampechènne!
Sappòse
appìte a nu custòne ruscecate
e c-i-arendòne.
Aresbàveze
da na sgreje a natre,
aspettènne
lu repasse di li pinzière spasemate:
nen capiste li fiure,
sassette a nu pretòne
e suspire...
Chi laristregne
tutti li trimure
de le notte a core a core?
...Le pedate andiche
ammantate
de carezze de neve
sha assapurate de cujéte.
E, jamme,
ca arrète a chili nùvele
aspette atre primure;
arrampechèmece ancore...
A la furchette,
cchiù mmonte,
jèma riscì,
parembraccià lu sole! |
Il silenzio
Oh, il silenzio
come si va arrampicando!
Indugia ai piedi di un costone rosicchiato
e vi rintona.
Rimbalza
da una scheggia allaltra,
attendendo
il ripasso dei pensieri spasimati:
non calpesta i fiori,
si siede su di un sasso
e sospira...
Chi raduna i fremiti
delle notti cuore a cuore?
Le orme antiche
ammantate
di carezze di neve
si sono assaporate di quiete.
Orsù, andiamo/oltre quelle nuvole
attendono nuove premure;
arrampichiamoci ancora...
Al valico della forchetta,
più su,
andremo ad uscire,
per riabbracciare il sole! |
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