Tabu'
Per
amor del Cielo
di
Laura Grignoli *
Eros ha nella sua faretra ununica freccia
per il cuore umano; e un destino comune
non diventa eccezionale per il fatto
di essere colpiti personalmente
da Ars amandi psychoanalytyca di H.Sachs La citazione si commenta da sé. Tuttavia ci chiediamo perché millenni di speculazioni filosofiche sul tema dellamore non hanno sradicato pregiudizi e, di conseguenza, affievolito le sofferenze causate dalle implicazioni sentimentali.
Perché noi, inquilini del mondo nel terzo millennio, ci ergiamo come sardonici e scandalizzati giudici delle scelte di convenienza esercitate dai nostri genitori nella ricerca del partner? Ci scandalizziamo, superiori, di chi ha fatto la scelta di un uomo (o una donna) per sopperire alla propria debolezza, per avere una casa propria, per allontanarsi dai genitori nellunico modo socialmente accettato, per fuggire dalla solitudine, per compassione, per fascinazione, per lascesa sociale forse garantita dal prestigio di un nome, per un rimedio contro linsonnia e la dispepsia, per unautorizzazione a procreare, per un sedativo contro leccesso della passione sessuale, per accedere alladulterio, per sentirsi normali, per assicurarsi una casa di riposo per la vecchiaia, per
per
per
Ieri come oggi, però, la pantomima delle promesse di dedizione, di tenerezza, di sacrificio si recita ancora tra uomini e donne cosiddetti innamorati. Ma con scopi diversi. Negando ogni motivo ritenuto materiale e volgare, presumibilmente superficiale, si tenta di promuovere unimmagine di sé al di sopra degli schemi formali, ma nella sostanza il compagno (la compagna) non è altro che un po oggetto a cui promettere di dare quello che, invece, si sta chiedendo.
Sullaltro, in nome di sante promesse, si esercita il diritto a vomitare le proprie manie, le proprie insicurezze, le paure e le fobie irrisolte. Lamore viene usato come anestetico, come filo chirurgico per suturare ferite per le quali non si è trovato rimedio più efficace.
La passione nobilita ogni cosa recita un vecchio adagio.
Forse perché ogni volta che si assume laspetto di funzionari della specie si vuol dimostrare di essere qualcosa di più. Forse perché, dopo aver permesso ad un altro di scrutarci fino in fondo, ci sentiamo in obbligo di dare un significato più nobile al rapporto. Forse perché, dopo che sono capitolate tutte le barriere erette intorno al proprio Io, si vuol riedificare una fortezza collettiva a difesa della fragilità scoperta. Venendo a mancare quelle motivazioni contingenti (tuttavia umane), oggi ritenute ignobili (nel senso di poco nobili), il rapporto a due deve fare i conti con la minaccia della fine. Se si vuole un rapporto calibrato solo sui sentimenti, bisogna mettere in conto che essi non sono eterni. Non solo: non essendo essi governati dalla ragione, non si può procrastinarli secondo criteri di opportunità. Nessuno può dire cercherò di amare almeno fin quando cresceranno i figli o farò durare il mio amore fino al mio ottantesimo compleanno. Chi sceglie il rapporto di coppia solo per amore e dove nientaltro accomuna, ha bisogno di munirsi di fermezza per poter uscire dal gioco quando crolla la base su cui è edificato. Unamica mi ha detto: voglio scendere dal treno adesso che lamore è forte. Voglio conservare questo ricordo. Non voglio soffrire dopo...
Il tentativo di ritirarsi dal gioco con la vincita in tasca non sempre riesce, perché ci si rende conto dellentità della vincita solo quando si comincia a perdere.
Il finale non può che essere brutale per il semplice fatto che rispecchia linsincerità iniziale (anche se inconsapevole).
Qualcuno prova a diluire lamore decadente in amicizia. Non è che una variante dellinsincerità. Qualunque succedaneo dellamore non può che essere spiacevole; anche per il fatto che spesso camuffa un autoinganno.
Dietro la vita a due non cè nulla. E, tuttavia, questo nulla che alimenta quella curiosità inestinguibile che fa di noi degli instancabili cercatori damore, dimentichi che ogni evento amoroso è qualcosa che ci trascende, su cui nulla noi possiamo decidere. La gelosia, la tenerezza, la passione, la fedeltà o linfedeltà sono puro schiamazzo attorno a qualcosa che non dipende da noi, ma dal cielo che ha reso la nostra anima incendiabile. *psicologa e psicoterapeuta
VIAGRA SÌ,
VIAGRA NO
di Pino Capone Una domanda che ultimamente viene fatta a noi sessuologi è: Ma funziona il Viagra? Siiii. Unaltra domanda che viene fatta a ruota è: Ma fa male il Viagra? Naaa! Fatte queste premesse, si devono fare i dovuti distinguo: primo, se prendete il Viagra non fatevene accorgere: pare che le ragazze ci rimangano male se sanno che il partner ha preso la pillola. Secondo, labbigliamento: se avete sempre usato il mutandone corto ascellare su canotta traforata, e improvvisamente vi presentate con slip sgambato e canotta tigrata, la vostra partner mangerà la foglia. Io consiglio un sobrio camicione lungo fino ai piedi, con eventuale papalina che vi rende tanto michomacho che sotto nasconda, in terribile erezione, lordigno-fine-di-mondo che vi renderà, agli occhi della vostra partner, un misto di Raul Bova e Antonio Banderas. Un altro motivo per non dire alla partner di aver preso il Viagra è che, se i risultati sono modesti, ci fate la figura del peracottaro. In questo caso la prossima volta aumentate il dosaggio: si parte in genere da un medio 50 mg., per poi arrivare in caso di performance Sector Extreme No Limit, al 100 mg., che è il dosaggio massimo giornaliero. Un altro consiglio che vi dò è che, se siete al volante di una Duna, non potete pretendere di essere al volante di una Ferrari. Unaltra puntualizzazione da fare: se la vostra partner è un misto tra Rosy Bindi e Rosa Russo Jervolino, candidatele tutte e due alla presidenza della Repubblica e mentre fa la campagna elettorale e trombate altrove, perché il Viagra agisce sulla potenza sessuale ma non sul desiderio. Per quanto riguarda lordigno-fine-di-mondo-oddiomòquantemenefaccemò, ricordate che leffetto comincia da mezzora ad unora dopo lingestione, viene ritardato dallassunzione di cibo ed alcool e può avere qualche lieve effetto collaterale come una visione azzurrina della luce viva che però non è spiacevole, questo vuol dire che lassunzione viene calcolata in base alluso della gioiosa macchina da guerra: non dovete guardare continuamente lorologio e poi allo scadere della mezzora smutandarvi di colpo e scatenarvi come un apache, modello sterminio in Kosovo, sulla vostra partner, che fino a quel momento vi ha visto fare il conto alla rovescia: con una cattiva gestione dei tempi, il vostro apache potrebbe trasformarsi in uno stealth, bombardiere invisibile.
Il Team Building:
ovvero, la costruzione
di gruppi efficaci ed efficienti.
di Galliano Cocco Il nostro ultimo articolo - di questa serie dedicata al gruppo ed allanalisi delle sue principali dinamiche al fine di meglio conoscerlo per sviluppare le abilità relazionali per poter interagire produttivamente con gli altri - si era concluso con lanalisi di quelle che sono le principali barriere alla collaborazione fra le persone allinterno di un gruppo.
Dedicheremo invece, a partire da questo numero, un paio di puntate della nostra rubrica allanalisi di quelle che sono le principali problematiche per fare un ulteriore passo in avanti: ossia, passare dallaggregazione di un insieme di persone ad un gruppo veramente affiatato. Tratteremo, cioé, del team building: quel processo, definibile come la modalità di costruzione di un gruppo di lavoro coeso. Quel processo di aggregazione, cioè, di un particolare insieme di persone che mira ad utilizzare al massimo le capacità personali e professionali e le competenze di ognuno in funzione del conseguimento degli obiettivi che il gruppo stesso si pone.
In primo luogo, possiamo dire che le domande di fondo che occorre porsi in relazione ai problemi pratici della costruzione di un team sono:
1. quando si può creare un team?
2. in che modo si può formare un team?
3. come strutturarne lorganizzazione?
Per quanto concerne il primo punto cè da osservare che, per poter creare un buon team, bisogna innanzi tutto tener conto che, come per qualsiasi altro organismo, ogni gruppo attraverso dei precisi stadi di sviluppo che bisogna saper riconoscere affinché in ciascuno di questi stadi si sappia intervenire con le misure più idonee atte a favorire lo sviluppo del team e correggere le eventuali tendenze disfunzionali delle persone che ne fanno parte.
E importante sottolineare che i vari stadi non si susseguono sempre con lo stesso ordine e che ciascuno di essi non è mai superabile definitivamente. Non è raro, infatti, che un gruppo giunto ad uno stadio regredisca a livelli precedenti, oppure che salti qualcuno degli stadi.
Le fasi evolutive che un gruppo attraversa sono state, da diversi studiosi (tra cui Enzo Spaltro, studioso molto famoso, probabilmente conosciuto dai nostri lettori per le sue numerose trasmissioni televisive), così sintetizzate:
a. la fase di born: cioé la nascita di un gruppo. Questa fase è quasi sempre caratterizzata da forti difese individuali, da problemi di decisione, da spostamento di conflitti, da lamentele generiche.
b. Fase dello storm: della tempesta; con i soggetti che cercano un proprio spazio, fisico e psicologico, allinterno del gruppo per affermare il proprio potere. Ciò avviene inevitabilmente con aggressività, silenzi, confusione di ruoli, dipendenza e controdipendenza.
c. Fase norm: delle regole; caratterizzata dalla ricerca di stati di equilibrio. In questo stadio si pongono le regole per funzionare insieme; si definisce la leadership più funzionale; si comincia a funzionare in termini di comunanza.
d. Fase della perform: stadio della produttività di gruppo; con socializzazione del linguaggio, feed-back e accettazione delle differenze. Qui, se realmente sono stati superati gli altri stadi di sviluppo, vi è la formazione del senso di noità, ossia del pensare in termini di noi e non di io-tu.
Rispetto, infine, al secondo quesito - quello relativo al modo in si può formare un team - bisogna essenzialmente tener conto di elementi fondamentali come:
esplorare realisticamente le motivazioni delle persone verso laccettazione degli obiettivi organizzativi;
verificare lomogeneizzazione delle aspettative personali dei membri verso obiettivi realizzabili e condivisi da tutti;
mediare fra gli aspetti affettivo-motivazionali e quelli tecnico-operativi interni al gruppo;
analizzare la coesione e lautorità necessarie per la conduzione del gruppo.
Come si può intuire, ovviamente, ognuno di questi punti merita un qualche approfondimento cui, se avrete pazienza!, ci dedicheremo nei prossimi numeri.
Le parole
per dirlo
di Giovanna Romeo Può un bambino reggere un gran dolore? Inoltre: quali parole usare per comunicare ad un bambino una realtà molto dolorosa? E preferibile: rimandare il problema, affrontarlo evitando ogni particolare o spiegare nel modo più semplice possibile come sono andati i fatti? In genere si preferisce tenere lontani i bambini da tutto ciò che crea dolore, si pensa che non siano in grado di sopportarlo. Così essi percepiscono una realtà probabilmente più pericolosa, perchè stravolta dalle più terribili fantasie. Quando ladulto teme qualcosa, il bambino teme; quando ladulto è annichilito dal dolore, lo è anche il bambino. Emme ha vicino una madre intelligente, forte, coraggiosa che lo ha coinvolto, lo ha tenuto a fianco e ha permesso che lui non rimuovesse. Emme non sapeva cosera la morte. Emme non aveva mai assistito ad un funerale. Emme ha voluto sapere, conoscerere, vedere, salutare. Molti adulti avrebbero avuto paura. Lui ha voluto vedere il padre morto e assistere al suo funerale: lo ha fortemente desiderato e trovato necessario. Adesso Emme, con i suoi compagni, a volte ride e altre piange. La rabbia che lo coglie è grande: Sono troppo pochi nove anni di vita insieme. Riesce a parlare del suo vuoto e del suo dolore come neppure il più allenato degli adulti saprebbe fare. Si esprime in modo dignitoso, naturale, tenero, spiegando desideri, paure, dolore e angoscia. Il papà sarebbe fiero del suo piccolo, grande uomo. Emme ha scritto questa letterina al padre e lha lasciata accanto al suo corpo ormai privo di vita:
Papà io ti voglio bene, ma non posso sentirti, toccarti e vederti, ma posso parlarti perchè tu sei un angelo trasparente che sta vicino a me. Papà, io senza di te non posso vivere. Papà, tu siccome stai vicino a me, mi dai la forza per vivere.
Piangi! Arrabbiati piccolo, grande uomo. Non aver paura e non ti vergognare: oggi è un buon giorno per piangere. Il dolore non si può rimandare, il prezzo che pagheresti è troppo alto.
Ricordo di
Alberto DAndrea
di Giulia Visci Raccontare chi non cè più. Non è facile. I ricordi sono tutto quello che resta, ma lassenza del futuro lacera la memoria. Le parole allora scorrono liquide, bagnate dalle lacrime che lucidano lazzurro degli occhi di chi non crede ancora a questo presente.
<Ho sempre pensato che la mia vita con Alberto fosse una favola. E avevo una grande paura che tutto finisse, prima o poi. Quando hai una cosa così bella, troppo bella, ti chiedi quando dovrà finire...>.
Adriana DAndrea smette di parlare. Sono minuti di silenzio lunghissimo e doloroso interrotti dal desiderio di continuare a raccontare, come se il tempo del racconto potesse annullare il tempo della realtà.
<Ho incontrato Alberto quando avevo 20 anni. Io ero una ragazzina, lui un uomo di 33 anni con esperienze solide alle spalle. E stata la sorella di Alberto a farci conoscere, a combinare lincontro in discoteca. Gli sono piaciuta subito. A me, però, Alberto non interessava. Lo vedevo con la sua Ferrari e pensavo ecco il solito figlio di papà. Continuavo a parlargli dei miei problemi con lex-fidanzato, senza provare nulla per Alberto. Poi, un giorno, mi invita a Milano per propormi una collaborazione di lavoro. Ricevo il biglietto aereo Pescara - Milano, lo incontro in ufficio a Milano e scopro una persona nuova.
<Ho visto Alberto nella sua dimensione professionale, abile uomo daffari, capace e intelligente. Qualcosa dentro di me ha cominciato a muoversi. Il mio atteggiamento nei suoi confronti è cambiato. La nostra storia è iniziata così>.
Ma non è stato sempre un idillio, tra la bella Adriana e larchitetto Alberto DAndrea, scomparso allimprovviso due mesi fa.
<Gli anni di fidanzamento sono stati difficilissimi. Io ero troppo giovane, lui così pieno di responsabilità. Non è stato semplice. Ma siamo comunque arrivati al matrimonio. E da quel giorno tutto è diventato perfetto. Eravamo felicissimi. Una cerimonia splendida, il viaggio di nozze in Costa Azzurra. La nostra storia è diventata la favola che ho vissuto in questi anni. Abbiamo voluto subito i nostri due bambini. Abbiamo creato una famiglia, una famiglia meravigliosa che Alberto amava più di ogni altra cosa>.
Alberto padre premuroso, Alberto marito adorabile, Alberto professionista abile e intelligente. Alberto uomo di straordinaria umanità. Non ci sono ombre nei ricordi che disperatamente tentano di serbare lenergia che questuomo sprigionava. Unenergia positiva che ancora inonda le stanze del suo ufficio.
<È stata la sua bontà e la sua capacità di relazionarsi agli altri che lo hanno reso grande. Alberto aveva una pazienza infinita, una calma e una gentilezza che lo portavano a trasformare inevitabilmente i rapporti professionali in rapporti umani. Chiunque avesse a che fare con lui rimaneva coinvolto emotivamente. Tutti pensano che Alberto fosse una persona speciale. E la partecipazione che cè stata dopo la sua morte testimonia laffetto e la stima di cui era riuscito a circondarsi>.
Dolore per chi lo ha incontrato, rimpianto per chi non ha incrociato i suoi percorsi con quelli di Alberto DAndrea. Uomo dai mille interessi, ma con una passione tutta speciale per la musica, musica triste della sua giovinezza che risuonava nelle note del pianoforte che ultimamente amava suonare con il figlio.
<Alberto sapeva ascoltare i nostri bambini e non aveva mai bisogno di rimproverarli. Rimproverava me se alzavo la voce con loro. Lui sapeva parlare, convincere i bambini ed educarli con calma e con pazienza. Ci manca moltissimo tutto questo>.
Mancano le parole di Alberto, le vacanze estive e i divertimenti sulla neve; mancano i suoi sorrisi per tutti, la gentile abilità nel convincere ogni interlocutore delle sue ragioni, lostinata severità nel perseguire un ideale di perfezione che chiunque, alla fine, si trovava a condividere; manca il suo rispetto del prossimo, lumiltà e la modestia di chi non conosce esibizionismi e arroganza. Nonostante i privilegi, nonostante una posizione ammirata e invidiatissima.
<Alberto lavorava troppo e più volte mi sono lamentata. Ma lui mi diceva di avere pazienza, di aspettare ancora un po, perchè tra breve avrebbe potuto rallentare il ritmo del lavoro. Non ora, però. Alberto stava vivendo il momento di massima soddisfazione umana e professionale. Era tutto perfetto. Raccoglieva i frutti di anni di impegno incessante. Dormiva quattro ore a notte, Alberto, perchè vivere per lui era la cosa più importante>.
E lattaccamento alla vita è forse leredità più grande che Alberto DAndrea ha lasciato a chi gli ha voluto bene. Un flusso di energia che ancora scorre nei luoghi che lo hanno accolto per tanto tempo, e che scorrerà immutato come immutato resterà lamore di Adriana.
Adriana che ci ha aperto lo studio di Alberto e ci ha svelato il suo cuore. Adriana che parla per due ore senza nascondere il suo dolore ma che poi, alla fine, si alza e se ne va. Alberto rimarrà solo suo, come le lacrime che innaffiano il loro amore.
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