TELECOM ITALIA

VARIO

Home page ] Su ]


Le Universita' abruzzesi
I manager dello sport
di Adolfo Noto
.


.
I manager
dello sport

Il Master Europeo per dirigenti sportivi
dell’Università di Teramo forma i
professionisti del gioco di squadra.

.

Dottori
in Sport

C’era una volta l’Isef:
l’Università dell’Aquila
istituirà la Laurea in Scienze Motorie,
necessaria per l’insegnamento
dell’Educazione Fisica.

.

Quando lo sport
diventa medicina

Nell’Università di Chieti, il Cums
gestito dal professor Leonardo Vecchiet
aiuta a vincere le sfide di tutti i giorni.

Entro la prossima estate, ha annunciato il Ministro della ricerca scientifica Ortensio Zecchino, l’iter per l’approvazione della riforma dell’Università potrebbe concludersi in modo tale da consentire ai singoli atenei di giungere, già nell’anno accademico 2000/2001, al complessivo riordino dei corsi di studi. 
Insomma con il nuovo millennio si dovrebbe arrivare ad un’armonizzazione, auspicata in precedenza anche dal ministro Berlinguer, dei sistemi universitari europei sulla base di tre cicli di studi: una laurea di primo livello, compressa nei tre anni e capace di conferire un primo titolo (corrispondente a quello che attualmente viene rilasciato), una laurea di secondo livello, destinata ad una formazione specialistica ed in grado di inserire più direttamente i giovani nel mondo delle professioni (qualcosa come l’anglosassone master), e, per chi volesse continuare gli studi a più alto livello, il (già esistente) dottorato di ricerca.

L’Abruzzo detiene un piccolo, ma significativo doppio primato: già da questo anno, in anticipo sui tempi esiste una scuola di specializzazione che prefigura fin dal suo statuto quello che sarà la futura laurea di secondo livello; questa scuola è dedicata ad una materia che ancora non aveva trovato albergo in alcuna università né in Italia né in Europa, lo sport. 
Sotto ogni cielo e in ogni epoca gli esercizi fisici con il fine del divertimento sono stati praticati dagli uomini. E dalle donne, conviene subito aggiungere, pensando a quell’antica pagina letteraria dell’Odissea che descrive Nausica “dalle bianche braccia” mentre gioca a palla con le sue ancelle al momento di accogliere lo stremato Ulisse.
Che lo sport sia un fatto di cultura appare oggi come una affermazione comunemente accettata, se non addirittura scontata, non appariva così agli inizi degli anni ottanta, quando Luciano Russi, attuale rettore dell’Università di Teramo, fondò insieme ad alcuni suoi colleghi e collaboratori romani una rivista dall’evocativo nome di “Lancillotto e Nausica”, dedicata alla critica e alla storia dello sport, caratterizzata da un approccio “alto” verso una pratica ritenuta allora solo “bassa”.
Il merito di quella testata (che ancora viene pubblicata tre volte l’anno) è da indicare in un decisivo (e oggi riconosciuto) contributo offerto per una definizione colta del fenomeno sportivo, un universo dentro cui è possibile percepire l’immagine riflessa di vasti comportamenti collettivi. 
Quella prima esperienza si è riversata nell’Ateneo teramano, dapprima con l’introduzione nei programmi dei corsi e nei titoli di alcune tesi di laurea anche di argomenti a sfondo sportivo (si pensi al seminario del ‘94 sull’uso della metafora sportiva nel linguaggio politico), per poi produrre delle originali esperienze istituzionali grazie alla creazione di un Corso di perfezionamento ad hoc. Nell’anno accademico 1995/96, infatti, viene avviato il primo Corso di perfezionamento in diritto ed economia dello sport nell’Unione Europea dall’Università di Teramo, in convenzione con la Federazione Italiana Gioco Calcio – Settore tecnico di Coverciano e la Lega nazionale di serie C. Un’esperienza, quella teramana (cui si sono poi ispirate le iniziative successivamente avviate a Neuchatel, Liverpool, San Marino, Firenze e Salerno, per citarne solo alcune), giocata su tutto il territorio abruzzese, infatti i corsi si tenevano nella città di Atri, con il concorso delle Università dell’Aquila e di Chieti per tramite di un Centro interuniversitario di studi sullo sport (Ciss). 
Grazie al Corso atriano, della durata di un anno e costruito soprattutto sulla osservazione delle figure professionali legate al mondo del calcio, una università si poneva il quesito di come formare una classe dirigente sportiva, capace di gestire un settore delicato non solo della vita economica (italiana ed europea), ma anche della vita sociale, nella convinzione che lo sport non sia solo un vettore di risorse economiche, ma anche uno snodo centrale delle manifestazioni collettive di un paese. 
Non era possibile dunque formare dei manager senza interrogarsi sulla natura profonda del fenomeno sportivo, analizzandone sia i risvolti storici e sociali che giuridici e politici, per addivenire a delle prime conclusioni di natura anche economica. Insomma "coniugare sport e cultura –spiega il rettore Russi- significa andare oltre le competenze e i limiti di un semplice corso di perfezionamento, che costituisce un itinerario di aggiornamento culturale ma che non può seguire oltre le sorti dei giovani che lo hanno frequentato. Allora dopo tre anni, ricchi di significative esperienze didattiche, il Corso di perfezionamento si è trasformato, dall’anno accademico 1998/99, in Scuola di specializzazione in diritto ed economia dello sport nell’Unione Europea-Master europeo per dirigenti sportivi della durata di due anni". La prefigurazione, di cui dicevamo, della famosa laurea di secondo livello. 
L’articolo primo del suo statuto dice che questa Scuola “ha il compito di formare figure professionali specialistiche idonee ad operare come dirigenti di società, di organizzazioni internazionali, di organismi ed enti pubblici ovvero esperti dei problemi istituzionali, giuridici, culturali e gestionali riguardanti il mondo dello sport”. Formare degli specialisti significa uscire dalla vecchia forbice entro cui il complesso economico ed istituzionale che governa lo sport poteva scegliere i suoi dirigenti: o tra ex sportivi, formatisi nell’esperienza “sul campo”, o tra manager provenienti dal mondo dell’industria, abituati a pensare allo sport in termini esclusivamente aziendalistici. L’incompetenza manageriale dello sportivo e l’incompetenza sportiva del manager sono i limiti in cui si è sempre imbattuta una concezione che non comprendesse quanto grande e difficile da governare sia l’universo sportivo. 
Formazione e ricerca sono le caratteristiche proprie dell’università e si ritrovano completamente in un percorso didattico compiuto come quello della Scuola che l’Università di Teramo tiene ancora nella città di Atri. Il corpo docente di provenienza universitaria (professori degli atenei di Teramo, Chieti, della “Sapienza” di Roma), viene affiancato da esperti per le materie di “laboratorio”, che altri non sono che figure di dirigenti provenienti dalle federazioni sportive e dal Coni. Oltre a seguire corsi e seminari (col fine di superare esami e sostenere una tesi finale), gli studenti selezionati (il numero chiuso è di trenta unità) terranno degli stages presso società e organismi istituzionali sportivi. Insomma, in fatto di sport studiato e d’ispirazione europea delle proprie istituzioni accademiche l’Abruzzo è decisamente all’avanguardia. E le sorprese potrebbero non finire qui, visto che si sta mettendo a punto un ambizioso progetto di un vero e proprio polo universitario regionale completamente dedicato allo sport, un esempio di gioco di squadra fra i tre atenei.

Speciale Ateneo G. D'Annunzio - In edicola con Vario
In edicola con VARIO


 

Redazione: Via Milano, 66/3 - 65100 Pescara
Tel/fax 08534296 - E-mail: vario@iname.com
Abbonamento annuo (sei numeri)
Lire 30.000 (estero Lire 60.000) - Vers. C/C Post. 13549654

Web design
PROFESSIONAL NET - Realizzazione e gestione pagine Web. Marketing e consulenza on line