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L'iconografia riguardante la Madonna dei Miracoli di Casalbordino ha un duplice aspetto: in alcune rappresentazioni la Madonna e' effigiata in piedi, in atto di ammonire la figura del vecchio Alessandro Mutii da Pollutri. In altre la Vergine circonfusa di luce e' assisa sopra una quercia. In ambedue i generi, lo scenario e' riempito da un folto querceto.
La differenza non e' particolare di poco, poiche' la ricerca di eventuali sopravvivenze o l'analisi sincretica della devozione attuale perverranno a diversi risultati nel caso si privilegi la prima o la seconda rappresentazione.
Innanzi tutto la Madonna di Casalbordino e' essenzialmente una Madonna agraria, sia per la leggenda che lega la sua apparizione alla grandine - un fenomeno atmosferico primaverile di grande rilevanza nel mondo contadino - sia perche' la devozione di cui e' oggetto e' diffusa e viene espressa soprattutto dalle classi rurali che coniugano alla festa un complesso apparato segnico e simbolico inerente la sfera vegetativa.
Quando poi si accertasse che l'archetipo iconico sia da riferire alla epifania arborea, allora anche la Madonna dei Miracoli dovrebbe essere considerata come la rifondazione cristiana, di cui oltre che la data anche il particolare del rosario recitato dal pio veggente permettono di connotare la matrice dottrinale, di espressioni primigenie dapprima genericamente riferibiliai rituali agrari, in seguito stabilizzare nel culto arboreo di Diana, tanto radicato e persistente da esigere, sino al tardo Cinquecento, le azioni reprimende del Santo Uffizio. Secondo questa ottica interpretativa la storia della Madonna dei Miracoli e', allo stesso tempo, semplice e misteriosa.
La leggenda racconta che Alessandro Muzii, un pio contadino di Pollutri, l'11 giugno del 1526 si avviava, recitando il Rosario - una pratica devozionale diffusa dall'ordine dei Domenicani predicatori - verso il proprio campo per constatare i danni causati dalla violenta grandinata che poco prima si era abbattuta sulla zona circostante. Udito il suono della campana, che annunziava in paese la celebrazione della messa, si inginocchio'. Fu a quel punto che nei pressi di un querceto apparve la Madonna che gli rivelo' che la tempesta del giorno precedente era la conseguenza dello sdegno di Dio "per i molti peccati dei suoi compaesani" e lo ammoni' ad indurre costoro al rispetto del riposo festivo "onde evitare il castigo della grandine, della tempesta e dei venti rovinosi".
Sul luogo sorse una piccola cappella rurale che poi venne man mano accresciuta fino ad assumere le forme attuali che sono il frutto della ricostruzione avvenuta nel 1824.
L'11 giugno la chiesa e' meta di numerosi pellegrinaggi che giungono, oltre che dall'Abruzzo, dal Molise e dalla Puglia. Oggi non vi si praticano piu', almeno non con l'antica intensita', le pratiche dei devozione popolare che colpirono tanto l'immaginazione di Gabriele D'Annunzio da fargliele definire barbariche. Pero' alcuni pellegrini, specie per impetrare o ringraziare per un beneficio, lasciano nella stipe votiva del santuario i propri ex voto, cosi' come alcuni ancora passano la notte nelle cappelle laterali in una veglia che ha tutti i caratteri della incubatio.

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