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D'Abruzzo
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Crecchio
Le stanze della storia
Sorto, dapprima, come torre di avvistamento e difesa, il castello di Crecchio ha assunto, nei secoli, diverse funzioni, fino a diventare sede di un importante museo

Testo di Enzo Santeusanio

"... Et quello consiste in un cortile scoverto in piano del quale si trova nel frontespitio del suo intrato una stalla con un'altra stanza contigua ei a sinistra intrando una cantina con fondaco per riporre vittovaglie, con furno cisterna et altre comodità tutte a lamia, et salendo per un grado di fabrica si ritrova una loggia coperta con l'aspetto del medesimo cortile, dalla quale s'entra in un cammarone grande con dui altre stanze contigue, et ritretto, et da quelli con intrata separata dalla medesima loggia in una saletta comoda con camera, cammarino et cucina generalmente in pianocoverta a travi et mattunate nel suolo, et tornando nel piano del cortile, et proprio in uno delli suoi angoli è una torre quatra consistente in tre appartamenti uno sopra l'altro, et ciascheduno d'essi contiene in una camera et camerino declarando che al piano inferiore si sale con la scala a levatura, et dal piano fino alla sua sommità con caroglio di pietra, dal quale castello si gode et vede tutta la marina el suo general tenimento. Et contiguo d'esso, ei proprio sul suo fianco è un orto chiemato fosso murato quale è ad uso d'ortilitio per comodità detto castello con un altro poco accanto l'intrata maggiore contiguo la strada ...".
Così viene descritto il castello nel 1632 da Scipione Paterno. È questa la prima ed unica dettagliata descrizione del castello rinvenuta negli archivi. Alla torre ed al suo recinto, su due lati contigui si è aggiunta una costruzione atta ad accogliere una guarnigione ed il feudatario, come si evince dalla relazione di Scipione Paterno. L'ampliamento sul lato est si realizza utilizzando le mura del recinto alle quali si appoggia la volta a botte della stalla.
Sul lato Nord, verso il paese, la costruzione è perpendicolare alla strada principale; restano liberi i rimanenti lati, quindi la torre si individua chiaramente in un angolo del cortile. L'abitazione, raggiungibile tramite una gradinata esterna che parte dal cortile, ha il suo prospetto principale verso questo. Il portico a piano terra, sul lato cortile, è sostenuto da due pilastri e tre archi: il centrale, è molto più ampio degli altri. Il portico, al piano superiore, poggia su tre pilastri: due in asse ai sottostanti e il terzo impostato in corrispondenza della chiave di volta dell'arco centrale.
Nel 1768 il castello, come si rileva dal disegno esistente nell'Archivio di Stato di Chieti, è rappresentoto sul suo fronte ovest con torri merlate, collegate da una cortina anch'essa merlata, ed un avancorpo, più basso della cortina, che evidenzia l'ingresso principale. Poichè nella descrizione del 1632 non si citano altre torri, è presumibile che queste siano state costruite nel periodo in cui il castello fu posseduto dai Brancaccio (1633-1702).
Ai primi del 1800, proprietari i De Riseis, come si rileva dalle tavole del Catasto Provvisorio, il Palazzo era composto di membri nove al piano superiore e sei al piano inferiore. Nel 1825, ancora con i De Riseis, come si rileva dagli atti del Catasto dei fabbricati, la costruzione si arricchisce del secondo piano alto circa mt. 2,50, ricavato al disotto della copertura. Sui fronti si costruisce l'attuale cornicione. In questo secondo piano vengono ricavati vani accessori e qualche camera. Un ulteriore intervento durante i primi anni del 1900 tende, come risulta da uno scritto conservato presso la Sovraintendenza ai beni culturali dell'Aquila, ad abbellire la costruzione. Si ricostruisce la torre di Sud-Est danneggiata dal terremoto del 1881 e le stanze vengono decorate con stucchi. In questa occasione vengono effettuati lavori di consolidamento oggi testimoniati dalle chiavi metalliche e dagli arconi di muratura, sui fronti est e sud, contrafforti che al primo piano, reggono i terrazzi verso il parco.
Quest'ultimo si estendeva per circa 5 ettari di terreno, era ricco di alberi di alto fusto ed era attraversato da una nuova strada di accesso al castello. Nel periodo dicembre 1943 - giugno 1944 il castello viene più volte colpito dall'artiglieria alleata; il tetto ed solaio superiore crollano, le torri vengono mozzate, si creano ampi vuoti nelle murature perimetrali. Alla fine degli eventi bellici quanto è rimasto diventa preda degli abitanti dei luogo, che ne traggono gli infissi e gli arredi; gli alberi del parco vengono tagliati ed utilizzati. Nel 1970/71 il castello, sotto la direzione della Sovraintendenza ai beni culturali dell'Aquila viene restaurato nelle forme attuali.

 

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